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20 dicembre 2006

Il tempo non è denaro

Il tempo è denaro. Sarà anche vero. Ma vi confesso che non ho mai potuto sopportare la banalità di questo celebre detto. La traduzione così impoetica del tempo in termini di dollari avrà senz’altro effetti terapeutici sulla pigrizia umana, ma personalmente mi deprime. Non solo perché la trasposizione mercantilistica delle ore in spiccioli, dei giorni in carta moneta, dei mesi in valuta pregiata, degli anni in riserva aurea mi porta a conclusioni amare, tra cui prevale (almeno per la mia vita) quella della bancarotta, sia pure non fraudolenta. Ma anche perché l’equivalenza tra il “circolo” d’un orologio e gli assegni “circolari” di un istituto di credito fa venire in mente tutta una serie di suggestioni dalle quali, tra dare e avere, interessi composti e partite di giro, buoni del tesoro e residui passivi, rimane inesorabilmente travolto ogni lampo di gratuità.

No. Il tempo non è denaro. E’ spazio dell’amore. Uno spazio in cui la prodigalità è un investimento, lo sperpero è un affare, e le uscite, invece che impoverirlo, raddoppiano il capitale.

Grazie allora, a voi che date anima alle tante opere di volontariato, perché le pagine più belle di questo strano trattato di economia (l’unico che non condurrà mai sull’orlo del fallimento) il nostro vecchio mondo di furbi inutili le sta imparando da voi. Grazie, giovani e ragazze che portate un soffio di speranza nelle case per anziani di Terlizzi o nelle corsie del cronicario di Ruvo o tra gli handicappati delle nostre quattro città: voi siete la dimostrazione che è possibile un mondo “altro”, in cui il calcolo, l’interesse e lo sfruttamento sono linee perdenti per la borsa-valori della vita.

Grazie, fratelli anonimi e silenziosi che vi impegnate nella non eroica quotidianità degli oscuri servizi parrocchiali a favore dei piccoli e dei poveri: voi siete il segno tangibile della non ineluttabilità di quell’amaro proverbio che dice: “Niente per niente, non dà niente nessuno”. Grazie, operatori impareggiabili della Casa di accoglienza, perché a questo mondo così avido di paradossi, voi date l’immagine giusta di come sia vera la frase di Gesù ”vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Grazie, animatori dei quartieri poveri di Molfetta e di Giovinazzo, perché con le vostre invenzioni ci sottraete al mito della legge che si illude di coprire tutti i bisogni, o degli schemi previdenziali che vogliono pianificare tutti gli interventi, o delle articolazioni dei codici che pretendono di disciplinare tutte le relazioni umane.

Grazie, infine, a voi volontari non credenti, che, pur non essendo sostenuti da speranze ultramondane, vi prodigate per alleggerire la croce degli uomini. Voi non lo sapete ma quella è la croce di Dio. Ora camminate su strade senza luci e senza segnaletica: ma sono ugualmente strade del Regno. Grazie, perché la vostra gratuità, anche se meno motivata, a volte ci sembra più pura della nostra. E siamo certi che un giorno la luce irromperà nei vostri occhi con tanta dolcissima violenza, che sarete ripagati abbondantemente di tutte le fatiche del viaggio.

                                                                                                                                + Don Tonino, Vescovo




permalink | inviato da il 20/12/2006 alle 22:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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