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19 marzo 2014

Perché il Governo ombra imbarazza Forza Italia

Senza avere la presunzione della verità, penso che il Governo ombra costituisca il tentativo generoso, e spero non disperato, di un politico intelligente come Rotondi di affermare la politica, nel senso nobile del termine, nel contesto attuale di Forza Italia.  

Pur forte di un consenso diffuso che viene dal carisma del suo fondatore, la creatura politica del Cavaliere paga oggi gli effetti della scelta di non essere un partito strutturato secondo l’idea delineata dai Padri costituenti nella nostra Carta fondamentale. Ne è scaturita una sostanziale inidoneità di FI a selezionare la classe dirigente, una incapacità a radicarsi sul territorio  e a creare occasioni utili al confronto e alla discussione; un soggetto politico dedito più ad elaborare strategie di comunicazione e ad organizzare casting, che a vivere appieno le dinamiche politiche ed istituzionali che ad esso competono in quanto forza di opposizione. Può un partito che da venti anni raccoglie milioni di consensi rassegnarsi a tutto questo? Può assistere inerte alla collocazione ai suoi vertici di persone certamente stimabili ma sostanzialmente estranee alla politica e al partito?

Mi piace pensare che lo shadow cabinet (è nato in Gran Bretagna) di Rotondi costituisca il tentativo di ricondurre Forza Italia lungo il sentiero percorso in passato dai grandi partiti come la Dc e il Pci, e oggi dai partiti europei che si rifanno alla tradizione popolare e al socialismo democratico; che sia lo sforzo di convincere gli azzurri che occorre scommettere sulla democrazia interna, sul confronto,per quanto serrato possa essere; e che affermi l’esigenza di prepararsi adeguatamente a guidare il Paese,spiegando agli elettori idee e proposte per un’Italia migliore.

Il governo ombra va in questa direzione. Rotondi, politico intelligente, ma consapevole del contesto nel quale opera, lo ha proposto con il garbo e l’ironia che lo caratterizzano, senza rinunciare, però, a dire la sua senza infingimenti, correndo anche il rischio di urtare Berlusconi. Troppi e interessati “yes man”, tutti più realisti del re, hanno tentato di archiviare l’iniziativa come folcloristica. Sarà stato per l’imbarazzo del nulla che li caratterizza, nonostante un non partito li abbia improvvisati politici di primo piano solo perché, stando a quanto dice qualcuno, “funzionano in tv”. 

15 novembre 2013

Se quella telefonata l'avesse fatta Berlusconi

Pensate un po’ se quella telefonata l’avesse fatta Berlusconi e non Vendola, se a ridere di un contesto che vedeva  un giornalista chiedere conto dei decessi per tumore verificatisi a Taranto, presumibilmente attribuibili all’Ilva, fosse stato il Cavaliere e non un esponente della sinistra italiana. A quest’ora avremmo avuto già la reazione di tutte le massime cariche istituzionali, di tutte le associazioni impegnate nella ricerca contro il cancro; avremmo dovuto assistere, anche in questo caso, alla puntuale reazione scandalizzata del Presidente della Regione Puglia, pronto ad andare a reti unificate per stracciarsi le vesti, anche in questo caso come neanche Caifa seppe fare. 

I benpensanti del centrosinistra, non fiatano; gli onesti a prescindere, gli unici giusti del Paese, se ne stanno in silenzio. Sì, qualche "cinguettio" qua e là sulla rete per rilevare l'incoerenza del leader di Sel, irritato per la pubblicazione di un'intercettazione (sic!), ma di sostanzioso assolutamente nulla. Perché? Semplicemente perché i moralisti di sinistra sono come i cattivi preti: predicano bene e razzolano male.


13 novembre 2013

Nassirya, i partiti e il fallimento del Movimento cinque stelle

L’ultima sortita di uno dei parlamentari del Movimento cinque stelle è passata sottotraccia. Sì, alcuni quotidiani ne hanno parlato, alcuni siti web anche, ma la grande stampa non ha voluto dare il giusto risalto ad una dichiarazione che, se fosse stata resa da un deputato o da un senatore del Pdl, avrebbe visto un generalizzato stracciarsi le vesti che avrebbe fatto impallidire persino Caifa.

Al di là dei sondaggi che ancora danno ragione ai populismi di Grillo, le dichiarazioni dei parlamentari ‘penta stellati’ segnano in maniera incontrovertibile il fallimento di un Movimento che si regge unicamente sull’incapacità della politica ‘tradizionale’ di rigenerarsi, di rinnovarsi, di selezionare la classe dirigente. I media interessati sanno bene che la rappresentazione di questa realtà, fatta prevalentemente di ignoranza, rischia di far apparire le ‘sortite’ e le beghe interne degli altri partiti come sagge politiche a favore del Paese. E dunque non conviene.

La riforma delle riforme, quella che depotenzierebbe il Movimento Cinque Stelle, sta nel dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, facendo sì che i partiti tornino ad essere, o siano finalmente, ciò che i Padri costituenti vollero. Se ciò accadesse, perché gli italiani dovrebbero votare, fatte le dovute eccezioni, un agglomerato di trogloditi, avendo più di una alternativa fatta da soggetti politici credibili? 

3 novembre 2013

Se Ligresti fosse morta..

Pensate a ciò che i moralisti di questo Paese avrebbero detto se la Ligresti fosse morta in carcere e il Ministro della Giustizia, benché informata prima del rischio, non avesse mosso un dito. Gli stessi che ora accusano la Cancellieri di essere intervenuta impropriamente, le avrebbero imputato la responsabilità di quella morte. La avrebbero accusata di insensibilità e di disumanità. Non si dimetta, quindi, ma occorre chiedersi, fatte, ovviamente, le dovute distinzioni tra i due casi in questione, il perché di due pesi e due misure: se chiama Berlusconi, è reato e se chiama il ministro di un Governo diverso no? 

30 ottobre 2013

La 'incertezza del diritto' della sinistra italiana

C’è qualcosa di profondamente inquietante in ciò che è accaduto oggi al Senato. Al di là delle posizioni politiche e delle appartenenze partitiche, è innegabile che la Giunta per il regolamento abbia subordinato l’applicazione di una regola, chiarissima nella sua espressione letterale, e quindi non passibile di alcuna interpretazione, al perseguimento di un obiettivo politico. Uno strappo senza precedenti, consumato con l’incredibile avallo del Presidente del Senato, figura istituzionale che avrebbe dovuto garantire il rispetto della legge e dei principi sui quali poggia la nostra Costituzione.

 
Il principio della certezza del diritto è stato calpestato da quelli che, paradossalmente, pretendono di esserne i principali difensori. Alla fine, la storia è sempre la stessa: la sinistra predica bene e razzola male.


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permalink | inviato da sandrofeola il 30/10/2013 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 febbraio 2012

A proposito di spread e di Mario Monti

Lo spread si avvia a scendere sotto i 300 punti base. Passata la tempesta, archiviate come miopi le polemiche di chi si è affrettato ad esprimere un giudizio negativo sull’operato di Monti, è giunto il momento di porsi un interrogativo: perché il differenziale tra BTP e Bund ha superato quota 500 appena tre mesi fa? Era colpa di Berlusconi e della sua credibilità sul piano internazionale, come sostenevano con altrettanta approssimazione e tanta faziosità gli avversari dell’allora Premier?

Alla luce dei fatti, è evidente che così non è. Non era questo il motivo che induceva gli investitori ad allontanarsi dal nostro Paese. Anche Mario Monti lo ha detto chiaramente, e non certo per ricambiare il sostegno e la stima più volte manifestata dal Cavaliere nei confronti del suo governo e della sua persona ma semplicemente perché quest’uomo ha la possibilità di dire ciò che pensa senza curarsi di altro se non della verità. Se lo spread scende è per un motivo che potrebbe apparire persino banale: è il nostro Paese ad essere più credibile. E non perché all’estero preferiscono la faccia del Professore a quella del Cavaliere, ma semplicemente perché questo Governo sta varando le riforme di cui aveva bisogno il sistema Italia per riavere l’attenzione e i favori degli investitori internazionali.

Di questa attenzione beneficeranno i cittadini italiani? Ovviamente sì, ma non solo perché i titoli del debito troveranno compratori, ma soprattutto perché il sistema economico si sta progressivamente liberando da lacci e laccioli, ponendo fine ad anni di rendite di posizione e di evasione fiscale. Le resistenze non sono poche, nel nostro Paese, infatti, si sta consumando uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere di rendita e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell’economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chi sa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi.


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permalink | inviato da sandrofeola il 11/2/2012 alle 13:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 febbraio 2012

Foibe e disonestà intellettuale

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe, al di là delle commemorazioni e delle celebrazioni che si terranno nel Paese, tutti dovremmo chiederci perché una tragedia di tali dimensioni sia stata taciuta dagli storici per tanto tempo. Una gravissima mancanza che dimostra in maniera inequivocabile la disonestà intellettuale di chi per decenni ha anteposto la “tutela” di un’idea politica – quella comunista – alla verità storica dei fatti.

E dovremmo chiederci se non si tratta della stessa intollerabile disonestà intellettuale che imperversa in quelle università che avrebbero dovuto e dovrebbero difendere a spada tratta la verità ma che in nome di un fede politica hanno taciuto alla storia un scomoda realtà come quella delle Foibe, continuando anche oggi a modulare la verità a loro piacimento. Dovremmo chiederci se non si tratta della stessa disonestà intellettuale che imperversa in una parte della Magistratura inquirente e giudicante, che proprio alcuni giorni fa ha disposto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi accusato – pensate un po’ - di “concorso in rivelazione di segreto istruttorio”!! Proprio lui che è la vittima per eccellenza di una pratica ormai consolidata nelle innumerevoli procure che lo indagano, ma sulla quale mai - dico mai - nessuno è stato né perseguito né condannato.

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe riflettiamo anche sul valore dell’onestà intellettuale e sul fatto che, specie in ambienti di certa sinistra, è un valore poco praticato, probabilmente inesistente.

22 giugno 2007

Il sogno di Veltroni

Se c’è un errore che il centrodestra non deve fare è quello di sottovalutare e di liquidare Veltroni come se si trattasse di uno dei tanti leader di un centrosinistra vecchio, rissoso, estremista e legato a logiche del passato. Solo chi conosce davvero la storia umana e politica di John Kennedy e di suo fratello Robert, può capire l’ispirazione profonda e coinvolgente che muove il sindaco di Roma. Se ho intuito qualcosa di quest'uomo, credo che, anche se non vincerà le elezioni, riuscirà a "conquistare" il paese, a risvegliarlo dal torpore etico e morale nel quale versa. Ho la sensazione che riuscirà a rappresentare un nuovo “sogno”, a far nascere una nuova speranza e a far intravedere, ad un popolo deluso dai politici e da questa politica, un nuovo sentiero da percorrere. E immagino Veltroni lanciarsi in questa sfida avendo in mente le parole di Robert Kennedy che ebbe a  dire: ”Solo coloro che hanno il coraggio di affrontare i grandi insuccessi possono ottenere grandi successi”. Ma con lui, credetemi, nulla è più così scontato. 

18 aprile 2007

Anche le riviste asservite a Berlusconi..

Il direttore di Oggi, Pino Belleri, ha pubblicato sul suo settimanale le foto che ritraggono Silvio Berlusconi con 5 ragazze nella sua villa in costa smeralda. Non ha ritenuto di fare altrettanto con le foto che ritraevano il portavoce del governo, Sircana, mentre approcciava un presunto trans. Credo che  ci sia poco da commentare, è ogni giorno sempre più evidente l’asservimento della stampa italiana al leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi. Ovviamente questa stampa ha prontamente sottolineato che nel caso di Sircana si trattava di una innocente curiosità, forse addirittura il portavoce di Prodi era lì per motivi istituzionali. Berlusconi, invece, da quanto si "vede" nelle foto, era in procinto di darsi ad un’orgia a base di cocaina. Occorre fare le dovute distinzioni, per la par condicio.

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