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"Tutte le cose di questo mondo non sono altro che terra. Mettile in mucchio sotto i tuoi piedi e ti ritroverai più vicino al cielo."

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Riflessioni
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25 giugno 2011

Matrimoni gay e diritto naturale..

Coloro che sostengono che sia giusto riconoscere il diritto a sposarsi a due persone dello stesso sesso partono dal presupposto che non esista un diritto naturale che sancisce che a contrarre matrimonio debbano essere unicamente due persone di sesso diverso. Ma allora, se va riconosciuto il diritto a due uomini o a due donne di sposarsi, va riconosciuto eventualmente anche il diritto a tre uomini, se lo chiedessero, di contrarre matrimonio, o a due donne e un uomo, o a tre uomini e due donne, o a quattro uomini e una donna. Infatti, se il diritto naturale non esiste, non esiste una norma non scritta che sancisce che a sposarsi debbano essere in due. E andrebbe riconosciuto anche il diritto di sposare un animale. Che so, due donne, un uomo e uno scimpanzé...




permalink | inviato da sandrofeola il 25/6/2011 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa

29 marzo 2011

Atei..?

Mi fanno sorridere quelli che in nome della 'razionalità' affermano solennemente di non credere in Dio. Non sanno, o fanno finta di non sapere, che per dirsi atei devono compiere un atto di fede. Proprio così, un atto di fede della stessa intensità di chi si dice credente.




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5 luglio 2010

Sordo e cieco, morto di fame... o "ucciso" perché inutile?

Lei, madre, muore di infarto; lui, figlio sordo e cieco, muore di fame a distanza di poche settimane. E’ successo alcune settimane fa in Puglia. E sapete perché? Non c’era nessuno che potesse preparare qualcosa da mangiare a Cosimo – così si chiamava. 

Possibile? Sì, possibile. Nessuno. Una notizia che dovrebbe farci rabbrividire, normale chiedersi: possibile? Ma come è potuto accadere? E invece proprio così: morto di fame. 

Ma a pensarci bene, di cosa dovremmo meravigliarci? A cosa ci siamo ridotti noi occidentali che spesso ci vantiamodi appartenere ad una “civiltà evoluta, democratica e moderna”?

Vogliamo guardare brutalmente in faccia alla realtà? E allora diciamocelo che nella nostra società non c’è più spazio pergli uomini deboli. Che la debolezza non è più contemplata e, spesso, neanche tollerata perché ai nostri occhi è diventata “fastidiosa”; che gli uomini che soffrono turbano la nostra squallida ma comoda ordinarietà e che preferiamo per questo specchiarci solo nei modelli che la tv spazzatura ci propina ogni santo giorno facendoci credere stupidamente che la vita sia quella dei ragazzi, tutti belli e spensierati, delle pubblicità. E non è forse vero che la follia di questa nostra secolarizzazione ci sta conducendo ad emarginare ogni uomo piegato dal dolore, immaginando scioccamente che ne saremo sempre immuni? Non è forse vero che anche la semplicità d’animo non è più tollerata, che la mitezza è motivo di scherno, che l’umiltà è scambiata per dabbenaggine?

Chi ha ucciso Cosimo? La nostra indifferenza. E’ retorica? No, è proprio così. L’indifferenza di chi oggi insegue il benessere a costo di sacrificare persino il tempo da dedicare ai propri figli; l’indifferenza di chi è disposto a scaricare i genitori anziani in qualche ospizio o, nella migliore delle ipotesi, in qualche istituto dove le tanto vituperate suore se ne fanno carico; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla di ragazzi ai quali gli stessi genitori hanno insegnato che nella vita conta avere e non essere; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla che molti giovani si portano dentro, il vuoto delle loro vite fatte solo di shopping, di cellulari e di grande fratello. 

Perché meravigliarsi, dunque, se Cosimo è morto di fame? Qualcuno si affretterà a dire che lo ha ucciso la società; falso: lo abbiamo ucciso noi, tutti noi. E non è solo un modo di dire..




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9 aprile 2009

La Chiesa è accanto ai sofferenti, tutti i giorni. Non solo in Abruzzo e non solo con un sms..Anche quando manca la Tv

Molto spesso la Chiesa, in particolare il Santo Padre, è oggetto di una critica tanto surreale quanto stupida che suona più o meno così: 'la Chiesa è ricca, venda i suoi averi e li dia ai poveri'. E' un'accusa che nasce quasi sempre da un pregiudizio nei confronti della gerarchia. In molti hanno già ricordato come la Chiesa sia quotidianamente impegnata contro la povertà nel mondo e non solo quando accadono eventi terribili come quello in Abruzzo, ma tutti i santi giorni, anche quando manca l'attenzione dei Media, quando non ci sono le telecamere, quando non c’è tanta finta compassione di chi dona un euro via sms e poi, nel resto dell’anno, se ne sbatte altamente di chi soffre. Quanti sono a conoscenza dell'opera svolta dai tanti missionari che hanno donato la vita - non un euro via sms - per gli uomini che, nel sud del mondo, pagano il prezzo della nostra opulenza, della quale ne sono un emblema i due e tre cellulari che noi occidentali portiamo in tasca? Quanti conoscono l'opera della Chiesa che con le sue suorine assiste gli anziani che l'egoismo occidentale ha espulso dai propri affetti? Molti sanno ma fanno finta di ignorare per il solo gusto di attaccare il Santo Padre.

E veniamo all’accusa, entriamo nel merito. Il Santo Padre, secondo questi emeriti imbecilli, sarebbe ricco, vivrebbe nell’opulenza. Sanno costoro che Giovanni Paolo II nel preparare il suo testamento, ebbe a scrivere “non ritengo di avere alcun bene materiale di cui disporre”? Lo sanno queste teste di legno che i beni di cui dispone la Chiesa non appartengono agli uomini di Chiesa? Che il Santo Padre non può materialmente disporre di nulla? Lo sanno questi laicisti dei miei stivali che, secondo la loro logica idiota, il Quirinale dovrebbe disfarsi di miliardi di opere d’arte, compreso il palazzo in cui ha sede la presidenza della repubblica, per realizzare soldi da inviare ai poveri? Secondo questo ragionamento, mi si passi l’espressione, degno solo di persone in malafede, i magistrati non dovrebbero avere più le toghe, i poliziotti le divise, e lo Stato dovrebbe disfarsi del suo patrimonio, sia esso artistico che materiale. Lo sanno che tutto questo è non solo ridicolo ma anche impossibile?

Il Santo Padre è l’uomo più povero di questo mondo nella misura in cui non può disporre di nulla di ciò che ha. Tacciano costoro, se non altro perché facendo simili affermazioni, non solo dimostrano la loro malafede, ma anche e soprattutto la loro immensa idiozia.




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2 aprile 2009

Spazio a 'questo' sogno..

Roma, 2 aprile 2005, dopo una lunga agonia, muore Giovanni Paolo II. Più di due milioni e mezzo di persone raggiungono la capitale e si riversano su San Pietro per l’ultimo saluto. Quale ragione li ha spinti? Per quale motivo tanti uomini e tantissimi giovani sono rimasti in coda anche due giorni ad aspettare, ad attendere il loro turno, per l’ultimo saluto?

C’è una specie di follia in quel confluire in massa verso Roma. Follia, che precede la razionalità. Follia di chi non smette di sognare quel che ha intuito di notte, e vive il suo mattino come un prolungamento dell’alba, del suo “vedere” speciale.

Prima ancora di cercare un messaggio religioso, prima ancora di riconoscersi nella Chiesa Cattolica e nei suoi riti, milioni di persone nel mondo hanno amato Karol Wojtila per questo motivo: per come è riuscito a dare spazio a questo sogno.

'Sine Die'




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20 gennaio 2009

Kaka' belongs to Jesus...E non pensa solo ai soldi

Questo ragazzo, oltre ad essere un grandissimo calciatore, è anche un cristiano e lo dimostra con la stessa semplicità e determinazione con la quale mette il pallone in rete. Qualche giornalista, commentando le sue prodezze e la sua maglietta post-partita, lo ha definito “integralista religioso”.

Vorrei capire perché una persona che secondo i canoni di questa società, si è affermata ed ha avuto successo, non possa esprimere apertamente quella parte di sé che lui stesso, evidentemente, considera fondamentale per la sua esistenza, senza per questo passare come “integralista”. Vorrei capire se non siamo arrivati ad una forma di inconsapevole intolleranza verso ogni forma di manifestazione religiosa, specie se inserita in un contesto nel quale, secondo i parametri assurdi di questo secolarismo, non dovrebbe essere contemplata.

E vorrei capire se un giovane può ancora liberamente esprimere se stesso e la propria fede rifiutando di intrupparsi in questo esercito di emeriti imbecilli di chi vorrebbe ridurre la cristianità a qualcosa di anacronistico e circoscriverla dentro le mura di una sacrestia. Specie quando qualcuno la  considera come qualcosa di fastidioso per le telecamere.




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27 ottobre 2008

Beati loro..

Li vedete questi ragazzi? In un mondo di falsi anticonformisti, di giovani intruppati in un esercito di zombie senza identità, di rasta accannati e di contestatori del fine settimana che fingono di essere “alternativi”, questi ragazzi  ci dimostrano che uesti ragazzpossiamo ancora sperare.


Proprio così, possiamo ancora sperare di veder crescere ragazzi liberi dai condizionamenti di una società che li vuole schiavi delle mode, delle droghe e di una squallida normalità che appiattisce tutto. Possiamo ancora sperare in giovani che dicono No a una società che li vuole burattini senza coscienza e senza pensiero, automi pronti a consumare tutto quello che la tv spazzatura impone loro, promuovendo il non senso che dilaga come un’orribile peste che genera ovunque delusioni, depressioni e suicidi.


Possiamo ancora sperare se, nonostante gli insulti, le prese in giro, gli sberleffi, questi ragazzi continuano incuranti a testimoniare la bellezza del Vangelo, a urlare che solo Lui dà un senso all’esistenza e che solo Lui dona quella serenità interiore indispensabile per poter vivere. E non commiserateli quando vengono sommersi dalle bestemmie, ogniqualvolta, prima della partita, pregano insieme; non abbiate pietà di loro quando vengono insultati solo perché, esultando dopo un gol, mostrano una maglietta con su scritto “credo in Gesù”; non abbiate compassione di loro se tutti li scherniscono perché durante il loro terzo tempo invitano gli spettatori a pregare.


No, non commiserateli. Sono giovani in gamba e in loro risuonano chiare quelle parole dette da Gesù 2000 anni fa: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Non commiserateli: beati voi, cari ragazzi. Beati voi!




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13 settembre 2008

Incombi

Piove. Lentamente. Il cielo è uggioso ma nonostante questo appare così bello. Sento il ticchettio dell’acqua, soave, discreto, la pioggia sembra accarezzare il terreno. All’orizzonte la montagna di Chiusano e il  'gigante addormentato' sono coperti dalle nuvole. Sono contento. Il vento fresco che entra dalla finestra spira lentamente ma con decisione. Sembra volermi tranquillizzare mentre soffia sul mio viso, sembra volermi dire: <<spazzerò io via tutto, cancellerò io i rimasugli di questa terribile estate>>.

Mi ha tolto il respiro questa estate. Mi ha fatto vacillare terribilmente. Ma tutto passa. Nulla dura in eterno. E nulla accade per caso. Per noi cristiani c’è sempre un disegno alla base di ogni nostro accadimento. E anche questa terribile orrenda estate rientrava in un progetto già ben delineato. Io, così sciocco, non me n’ero accorto. Ma adesso sì, ho capito. Sono comunque contento che vada via. Anche se in fondo le sono grato. Grato perché mi ha reso ancora più libero, perché mi ha reso ancora più forte. Perché mi ha reso un po’ più saggio. Perché mi ha insegnato che la vita non mi appartiene. Fidarsi è questo. E’ accettare il cambio di rotta anche quando ci risulta così traumatico, anche quando scompiglia le nostre certezze, quando ci toglie le nostre sicurezze, quando ci allontana dai nostri affetti più cari. Fidarsi è credere che Lui non ci deluderà, né qui, né altrove.

Benvenuto autunno, ti aspettavo con ansia. Incombi velocemente e spazza via l’ultimo residuo di dolore che il ricordo non mi consente di cancellare. Benvenuto autunno, benvenuto tu che ogni anno non ti stanchi di avvisarci, a volte inutilmente, che anche l’estate della nostra vita prima o poi finirà.

E grazie a voi amici, Don Alfonso, Mafalda, Tania, Pietro. Grazie perché, volendo o non volendo, consapevolmente o inconsapevolmente, mi avete dato una grande mano ad andare avanti. A voi auguro bellissime estati, sempre. Ma se un giorno dovesse succedere anche a voi di vacillare spero di potervi puntellare, di potervi sostenere, di potervi stare accanto per non farvi cadere.

Settembre 2006.




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15 maggio 2008

Ricordati di me..

Ricordati di me quando al mattino, svegliandoti troverai un bel cielo azzurro e un sole caldo, perché io amo l’azzurro del cielo che mi riempie di allegria e amo il sole che riscalda il mio cuore e la mia solitudine; ricordati di me anche quando pioverà perché amo le pozzanghere, in cui si specchiano pezzi di cielo, un po’ azzurri e un po’ coperti di nuvole; ricordati di me quando sentirai il vento soffiare forte, perché io amo il vento quando sconvolge le chiome degli alberi, che, poi, subito, tornano a posto; ricordati di me quando ti capiterà di posare lo sguardo su un cielo trapunto di stelle, perché amo anche questo; e quando sarai triste perché a volte sono triste; e quando ti sentirai solo perché io a volte mi sento solo; e anche quando ti renderai conto che  la mia esistenza ti è completamente indifferente, perché io sapevo anche quello e, nonostante ciò, ho cercato di trasmetterti il mio amore per le cose belle e, soprattutto, ti ho voluto bene. Insomma, se puoi, ricordati di me.




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20 aprile 2008

Ostinati, nonostante tutto

Cara Antonella,

anche il giorno del tuo matrimonio è arrivato. Ogni volta che qualcuno di noi che ha superato i trenta annuncia questo evento, suscita sempre incredulità, forse perché vorremmo che il tempo non scorresse così veloce, che si realizzasse il nostro desiderio di rallentarlo, di fermarlo. Noi siamo così, sempre un po’ restii a consegnarci al mondo degli “adulti”, a dirci grandi, ad omologarci ad un mondo che ci vorrebbe votati solo al pensiero di noi stessi, dei nostri guadagni, delle nostre carriere. Noi siamo così, inguaribilmente protesi a perpetuare la magia del nostro vivere insieme, come se avessimo sempre 18 anni.

E così ieri eri pensavo a ciò che siamo stati e ciò che siamo. E pensavo al fatto che nel bene o nel male, abbiamo rappresentato qualcosa per questa nostra piccola comunità.  Di certo posso dire che nessuno si ricorderà di noi per i nostri successi nella vita. Di certo si ricorderanno di noi come quelli dell’Azione Cattolica, quelli della Chiesa, quelli della Parrocchia, i più malevoli si ricorderanno di noi come i sagrestani..

Noi invece, cara Antonella, sappiamo bene di essere stati servi inutili. Servi inutili che hanno dedicato la loro giovinezza all’Unico che poteva meritare la fiducia di ragazzi svegli, lo dico senza falsa modestia, di giovani intelligenti. Noi siamo quelli che si sono ostinati e si ostinano a gridare che la giovinezza non può essere indifferenza, non può essere disimpegno, non può essere alcol, non può essere droga. Noi siamo quelli che si sono ostinati a gridare che la vita non può essere solo guadagno ed un continuo pensare a sé stessi. E noi siamo di quelli che, nonostante tutto, si sono ostinati e si ostinano a dire che l’unica strada che porta alla felicità passa per la Croce di Gesù Cristo.

E oggi, Antonella, ti sposi e anche tu prendi il largo. E’ la vita che va così. Noi siamo felici per la tua felicità. Certo ci mancherai ma anche a te diciamo: “quando torni a Santa Paolina, non esitare, corri da noi.”. Se il buon Dio vorrà, noi saremo qui, ostinati come sempre, nonostante tutto.




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25 febbraio 2008

Vi racconto un miracolo..

Credete nei miracoli? Ve ne racconto uno. Ma non uno di quelli che fa notizia, non una guarigione inspiegabile. Vi racconto un miracolo “ordinario”, uno di quelli che non finisce sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali, uno di quelli che però scandalizza i benpensanti e tutti gli intruppati nell’esercito dell’ ”ottusa normalità” di questa nostra società, tanto moderna quanto votata al disprezzo della vita umana. Vi racconto il miracolo di un ragazzo che l'altro ieri ha sposato una ragazza affetta da una malattia che l’ha costretta sulla sedia a rotelle e che ogni giorno che passa le toglierà sempre di più la possibilità di muoversi. Vi racconto il miracolo di due giovani felici. Proprio così, lei era felice e si vedeva. Felice di essere nata e di vivere, felice di sposare l’uomo che ama. E anche lui era felice, e si vedeva. Felice di amare quella donna così com’è, con i suoi limiti motori. Ho assistito a quel miracolo perché il sacerdote che ha celebrato le nozze ha chiesto ai ragazzi di animare con le loro chitarre, di far una sorpresa a questi sposi che per la cerimonia avevano chiesto sobrietà. Loro hanno voluto esserci. E non l’hanno fatto per pietà, ma per condividere con la loro presenza quella vita. Sì, quella vita e non certo quella di chi pretende di stabilire che un uomo sulla sedia a rotelle non possa essere felice a prescindere e che pertanto vada ucciso nel grembo materno. La stessa vita di chi poi magari si suicida perché non ha i soldi per comprarsi i jeans di dolce e gabbana o perché non assomiglia a nessuno dei modelli della pubblicità della Vodafone.




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25 dicembre 2007

Non voglio fare gli auguri a nessuno..

Ieri sera, dopo aver provato i canti per la Messa della notte, Angelo mi ha ricordato che i nostri barré perle chitarre erano consumati e le nostre corde di riserva finite. Pur essendo le sei di sera della vigilia di Natale, siamo corsi a Benevento per comprare il necessario. Lungo la strada poche macchine, pensavamo di trovare traffico e invece quasi nessuno. “Saranno tutti a preparare il cenone”, ci siamo detti. In men che non si dica siamo arrivati in città. Ad uno dei semafori un ragazzino, certamente extracomunitario, vendeva fazzoletti sotto la pioggia, avrà avuto al massimo 12 anni. Per un attimo ho immaginato che essendo musulmano questo giorno per lui fosse uguale a tutti gli altri. Quando gli abbiamo fatto gliauguri ci ha sorriso ringraziandoci sinceramente. Di lì a poco sarebbe andato a consumare un pasto alla mensa della Caritas.

Ieri sera quel ragazzino, a differenza di tanti noi ”cristiani”, avrà compreso il senso vero di questa nostra festa. E sì, perché mangiando alla mensa dei poveri si sarà chiesto il motivo per il quale dei giovani sacrificano il cenone della vigilia rinunciando a stare con i familiari per cucinare e per servire un pasto caldo a degli estranei, per giunta di fede diversa. E così avrà capito che Gesù nasce povero per i poveri, per i disperati come lui, ridotti in povertà per finanziare la nostra ripugnante opulenza e il disgustoso spreco di cibo di questi giorni.

Non ho più voglia di fare gli auguri a nessuno. E non ho voglia più di ripetere come un ebete questo rituale ormai pagano dello scambio ipocrita di tutto ciò che è superfluo, di tutto ciò che “doniamo” solo per compiacere noi stessi e la nostra vanità. D’ora in poi non voglio festeggiare più ‘questo’ natale, e l’unica cosa che augurerò a tutti è che questo nostro occidente possa ridursi alla stessa miseria e alla disperazione di quel ragazzino che alle sette di sera del 24 dicembre vendeva fazzoletti sotto la pioggia. Perché lui, povero musulmano, di cosa sia il Natale ne sa molto più di noi. 




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22 dicembre 2007

Uomini e donne, selezionati all'ingresso..

“La direzione si riserva il diritto di selezione all’ingresso”. E’ scritto così sui volantini pubblicitari che, in prossimità del capodanno, trovi sparsi negli esercizi commerciali. Pensate che parli della pubblicità di locali di Roma o di Milano? Macchè, parlo di locali e localucci della nostra città, persino qualcuno della provincia. Ormai tutte le discoteche che vogliano essere “in” devono necessariamente “selezionare” coloro che si presentano alla porta d’ingresso. “Tu sei vestito alla moda? E allora entri”. Se invece i tuoi vestiti non sono griffati e non rientri nei canoni che la televisione spazzatura ci impone ogni santo giorno, allora via, in questi locali non entri. Se non sei come gli “uomini e donne” che ogni pomeriggio offendono l’intelligenza di milioni d’italiani che a loro volta, guardando quella trasmissione offendono loro stessi, allora sei da scartare, vai a casa. Possibile che il vuoto che questi ragazzi si portano dentro è tale da far accettare che la loro dignità venga calpestata in questo modo?




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29 novembre 2007

Compleanni

Mi sono sempre chiesto cosa ci sia da festeggiare quando uno compie gli anni. Non mi piacciono i compleanni, segnano inesorabilmente il passare del tempo e “realizzano” quanto scritto dal Qoelet: “tutto passa”. Io, innamorato della vita, non amo i miei compleanni, anche se poi, ogni 29 di novembre, mi vengono in mente le parole dello stesso Qoelet, ma lette da una prospettiva diversa: “A che vale tutto il nostro correre, se tutto passa?”. Ed è proprio il pensiero sulla fugacità dell’esistenza che mi fa amare ancora di più questa vita. E soprattutto mi spinge a 'vivere' e non a vegetare.  




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18 novembre 2007

Uomini liberi

Felicità è sedersi nella tua macchina non più sul lato conducente perché i ragazzi che hai visto crescere e che hai sempre portato al lato hanno preso la patente; felicità è dir loro “guida tu” e vederli per questo sorridere ed entusiasmarsi e felicità è percepire come acquisiscano sicurezza quando fai finta di dormire per trasmettere loro fiducia, perché “l’uomo si educa anche con la fiducia in se stesso”; felicità è sapere che uno di loro è stato scelto tra tantissimi studenti per rappresentare il suo istituto in una gara nazionale tra le scuole di tutt’Italia, nonostante le sue difficoltà, le avversità, i dubbi, le indifferenze. Felicità è vederli crescere liberi dai condizionamenti di una società che li vuole schiavi delle mode, delle droghe, che li vuole burattini senza coscienza e senza pensiero ed è bello adesso "percepirli" consapevoli. Felicità è proprio questo: veder crescere uomini liberi.




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25 ottobre 2007

Ti sei accorto di essere vivo?

Molto spesso i giovanissimi con i quali parlo a lungo mi pongono domande sulla felicità. Cos’è? Si può essere felici per davvero? E’ realmente raggiungibile la felicità? Spesso sentono in televisione dire proprio questo: “la felicità è un’utopia”, “non esiste” e giù di lì. Chi come loro non vive ancora una forte vita interiore ed ancora non è riuscito a “svegliarsi”, come direbbe Anthony De Mello, spesso scambia la felicità con quello che invece è un momento di contentezza e l’infelicità con un momento di tristezza. “Sono infelice” mi dicono spesso, quando intervengono le prime delusioni sentimentali o quando non accettano quelle trasformazioni che l’adolescenza comporta. "Sto male" mi dicono quando non riescono ad identificarsi nei modelli che la televisione impone loro con una violenza sempre maggiore.

Anni fa, in un cinema, lessi una citazione del Buddha riportata a lettere cubitali che diceva così: "There is no way to happiness. Happiness is the way", “Non esiste una via per la felicità. La felicità è la via” . Quando ai ragazzi riporto questa frase noto in loro un certo stupore. Certo il discorso sulla felicità, specie in un’ottica cristiana, non può ridursi a questo. Eppure questa citazione del Buddha spinge i ragazzi a considerare qualcosa che loro, invece, danno per scontato e che, a mio modestissimo avviso, è fondamentale per essere felici: si accorgono di essere vivi. Si accorgono di aver ricevuto un dono enorme: quello di poter camminare - “la via”; non danno più per scontato il fatto di poter gioire, di poter amare, di poter soffrire, di poter ridere, di poter piangere, di potersi innamorare, di poter fare sesso, di poter avere fame, di poter mangiare, di poter procreare; si accorgono di poter guardare le stelle, di poter contemplare il sole, la luna, il creato. Il solo essere consapevoli di essere vivi basta (potrebbe bastare) per essere felici. Poi ci possono essere momenti di contentezza o di profonda tristezza ma l’essere vivi è di per sé un fatto straordinario che non può che essere fonte di una felicità costante.

Oggi tutti subordinano la felicità ad un se. “Se fossi più ricco, se fossi più alto, se fossi più bello, se avessi fatto più carriera, se fossi, se avessi…”. Tutti infelici perché appesi ad un “se” che la società dell’immagine e dell’avere ci ha imposto. Ma intanto nessuno si accorge di essere vivo e che la felicità è proprio dietro questo "angolo".




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19 ottobre 2007

Per i bambini mai nati un monumento in ogni comune

Ogni uomo vivente su questa terra è stato un feto ed un embrione. Se mia madre avesse deciso di eliminare l’embrione che ero sottoponendosi ad un aborto, io oggi non esisterei. Se la madre di un qualsiasi bambino vivente di questa terra avesse deciso di abortire, oggi quella madre non avrebbe quel figlio che ha un nome, un volto, un carattere, un modo di essere unico che mai si ripeterà. Abortire, quindi, è un omicidio. Non è, evidentemente, una tesi religiosa o politica, ma il frutto di un semplicissimo ragionamento logico. E allora ben venga il sacrario per i bambini mai nati voluto dall’amministrazione comunale di San Martino Valle Caudina, anzi ogni amministrazione comunale dovrebbe inaugurarne uno. E i tre deputati della sinistra democratica che non hanno condiviso l’iniziativa presentando una qualche interrogazione parlamentare, sappiano anche loro che sono stati embrioni. E che se le loro madri avessero deciso di abortire oggi non esisterebbero. Sarebbe stato un omicidio, senza alcuna ombra di dubbio.




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8 ottobre 2007

Voglio credere..

Voglio continuare a credere nella lealtà, anche se in troppi, per giustificare la loro falsità e la loro slealtà, mi dicono che non esiste. Voglio continuare a credere nella sincerità, anche se in troppi e con troppa disinvoltura dicono alle spalle tutto ciò che non hanno il coraggio di dire in faccia. Voglio continuare a credere nell’onestà, anche se in troppi, con inaudito cinismo, si inventano falsità pur di mettere gli uni contro gli altri. E voglio continuare a credere che si possa vivere non solo per avere, benché sia  consapevole di quanto sia importante anche avere. Io voglio continuare a credere nonostante tutto. Anche perché, il non senso di costoro che “non credono più”, semplicemente mi terrorizza




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21 settembre 2007

Nei giardini che nessuno sa

Tornando da Chianciano con i ragazzi ci siamo fermati in uno dei “giardini che nessuno sa”. Berardina, come al solito, ci ha accolto con il suo enorme sorriso e con quelle tagliatelle al ragù che solo le suorine sanno fare così buone. Ogni buon educatore, se davvero ha a cuore la crescita di chi gli è stato affidato, dovrebbe portare i suoi ragazzi almeno una volta in uno di quei giardini; ogni genitore che vuole educare bene i propri figli dovrebbe passare ogni tanto una giornata con loro  nei “giardini che nessuno sa”. E lì, come scrive Renato Zero, “si respira l'inutilità, c'è rispetto grande pulizia, è quasi follia”.

Nessuno ama andare nei giardini che nessuno sa. E si, perché le persone che vivono in quei giardini ci ricordano ciò che noi stessi inesorabilmente saremo. Passando di là, siamo costretti a riflettere sulla finitezza della nostra esistenza, sui suoi limiti, sulla sua fragilità, sulla sua precarietà. E siamo costretti a chiederci che senso essa abbia. Nei giardini che nessuno sa riusciamo a percepire la vanità delle nostre vite che troppo spesso dipendono da ciò che abbiamo e non da ciò che siamo; la vanità delle nostre esagerate ambizioni per le quali troppo spesso calpestiamo il prossimo senza disdegnare maldicenze e calunnie.

Nei giardini che nessuno sa puoi vedere “mani che tremano perché il vento spira più forte” . Uscendo un po’ si scappa dagli anziani e un po’ li si ama. O forse si prova solo pietà. Ma i ragazzi sono buoni e nei giardini che nessuno sa puoi sentirli sussurrare: “Dio non lasciarli adesso… che non li sorprenda la morte”




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29 agosto 2007

Mi fanno schifo..

Facciamoli arrestare. Tutti dentro i lavavetri. Buttiamoli dentro, in galera. Mentre chi ha rubato decine di milioni di euro a piccoli risparmiatori se la gode in costa azzurra fotografato dai media e osannato da una pletora di parassiti senza diginità. Intanto arrestiamo i lavavetri. Arrestiamo questi poveracci scappati dall’inferno di un terzomondo sempre più affamato e indebitato per pagare la nostra opulenza, per rimpinguare quotidianamente tutto il nostro spreco di cibo, e di acqua. Buttiamo dentro i ragazzini che ai semafori implorano qualche centesimo per potersi sfamare, per poter bere, per poter avere qualche indumento che possa salvare almeno la dignità di essere umani. Buttiamo dietro le sbarre chi a volte si lascia andare a qualche prepotenza solo perché la disperazione ha il sopravvento, perché spesso è insopportabile il dolore di vedere un proprio figlio patire la fame.

I fiorentini vogliono i lavavetri in galera e così i milanesi e così i romani? E allora io, che certamente non sono di sinistra, dico a questi borghesi ed aspiranti tali che ora si rallegrano e che ai microfoni delle televisioni hanno espresso tutta la loro soddisfazione, che mi fanno schifo. Proprio così, mi provocano la nausea. Che provo pietà per loro, per il loro perbenismo, per il loro cinismo, per la odiosa e ripugnante indifferenza con la quale guardano con sufficienza al dolore di chi mendica e di chi implora un centesimo di elemosina. E che sappiano che i poveracci che chiedono di far arrestare perché disturbano le loro soste ai semafori, o perché turbano la loro finta serenità o perché sollecitano oltre misura la loro scarna coscienza sopita di piccoli borghesi senza spina dorsale, sappiano che quei poveracci un giorno chiederanno il conto. E quel giorno, per chi li ha trattati con sufficienza, sarà tardi. Troppo tardi.




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22 agosto 2007

Produttore di emozioni, perchè non appicchino roghi

Credetemi, chi oggi vuol bene a questa nostra società dovrebbe impegnarsi in una nuova professione, quella di "produttore di emozioni". E sì, perché a 17 anni si ha un bisogno enorme di emozioni. E il rischio è che buona parte dei nostri ragazzi crescano vuoti dentro e quindi privi di emozioni vere, rimbecilliti dal grande fratello e dagli spot fino a convincersi che esistono solo in funzione di quello che comprano, possiedono e  ostentano.  Intendiamoci, non sono cattivi, anzi. Ma sono vuoti, null'altro che vuoti.

E’ il vuoto il male peggiore, il cancro che ammazza i nostri ragazzi sulle strade, nelle discoteche. E’ il vuoto misto all’indifferenza che li spinge ad “emozionarsi” con le droghe, con l’alcol, con la velocità e anche dando fuoco ad un’intera collina.
Abbiamo bisogno di professionisti nel settore, di persone che sappiano "aprire" gli occhi dei ragazzi. Perché se li aprissero, se si "svegliassero", potrebbero "vedere" il mondo nel quale vivono. E se riuscissero a vedere già solo questo, avrebbero emozioni per una vita intera. Figuriamoci, poi, se provassero pure l’emozione di aver dato un senso alla loro esistenza…




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20 luglio 2007

Amore impossibile?

Credo, caro amico, che tu non sappia cosa significhi amore. Ed ovviamente se in te non è “definito” questo bellissimo e grande sentimento, finisci con il negarne l’esistenza e men che meno potrai “concepire” l’amore per una donna.

"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). In queste parole dell’unico e più grande rivoluzionario di tutti i tempi, Gesù di Nazaret, c’è la definizione della massima espressione dell’amore. Un amore più grande non può essere concepito. Neanche l’amore di una madre che arriva a dare la propria vita per il figlio è così grande, perché la vita è data alla carne della propria carne, mentre nella vita donata per gli amici c’è la più completa e totale gratuità.

L’amore come vedi, qui nella sua massima espressione, si coniuga con il sacrificio. Solo chi dà la vita per i propri amici, veramente ama. E chi ama non può immaginare di sfuggire alla sofferenza, alla rinuncia di qualcosa. Perché amare costa. Quale sarebbe altrimenti lo scandalo di Chi ha insegnato l’amore arrivando al suo massimo sacrificio personale? Quale sarebbe se no, lo scandalo del Cristo che va fino in fondo, che non vende solo parole vuote, ma che accetta di farsi inchiodare su una croce pur di testimoniare che la vita ha un senso solo se è fondata, appunto, sull’amore? Chi ama veramente porta inevitabilmente la sua piccola croce… Chi sfugge alla croce non ama, chi immagina una vita senza difficoltà, senza dolore, non potrà mai amare!

L
’amore per una donna, la condivisione con lei di una vita intera, il mettere al mondo dei figli, è sempre fonte di grande gioia ma anche di notevoli difficoltà, di rinunce, di sofferenze. E le sofferenze e le rinunce sono “sopportabili” solo nella misura in cui questo rapporto viene “cementato” da un vero amore. Questi sacrifici sono sopportabili nella misura in cui trovano una “giustificazione” in un grande amore e in Chi la sofferenza l’ha vissuta per noi, per indicarci la strada della felicità, fino alle estreme conseguenze. Altrimenti tutto diventa insopportabile e anche amare diventa impossibile. E credimi, una vita spesa “senza amare” per davvero è solo una vita sprecata.




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18 luglio 2007

Loro non si rassegneranno..

Ero ad Avellino ieri pomeriggio, sono passato davanti ad una Chiesa ed ho sentito un bel vociare, erano giovani certamente. Sono entrato un po’ per curiosità e un po’ per trovare ristoro da un caldo sempre più tropicale. Dentro ho trovato tanti ragazzi e tante ragazze che si preparavano ad animare una liturgia. Con le loro chitarre, i loro violini, i tamburi e tutto il colore e la gioia che sanno avere i giovanissimi. Sbirciando un po’ la chiesa e “origliando” un po’ i loro discorsi, mi sono accorto che erano ragazzi impegnati non solo nella musica, parlavano di un calendario di incontri formativi, di campi scuola parrocchiali da organizzare; e poi si preparavano a suonare, i più grandi davano le indicazioni e i più giovani eseguivano, scherzando, in piena armonia.

Me ne sono uscito contento. Ancora più convinto di quanto sia falso che tutti i ragazzi abbandonino le chiese, che scelgano l’agnosticismo, che siano in larga parte in contrapposizione con il magistero. Che prevalga in tutti loro l’indifferenza, che tutti siano vuoti dentro. E mi sono tornate in mente le parole di Giovanni Paolo II dette davanti a due milioni e mezzo di giovani radunati per incontrarlo: “voi siete le sentinelle del mattino..., voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri essere umani muoiono di fame, restano analfabeti..…”. Sono uscito da quella chiesa ancora più convinto che tutto passerà, noi, il tempo, la storia, tutto si consumerà, ma la Sua Chiesa e le Sue “parole non passeranno”. In quella Chiesa, ho visto dei giovani “convinti”, determinati. E loro, proprio loro, non lo consentiranno.




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29 giugno 2007

Il mistero

Avete mai riflettuto sul fatto che viviamo immersi nel mistero? Per quante spiegazioni gli scienziati possano darci, per quante scoperte il futuro possa riservarci, nessuno saprà mai dirci da dove viene questo mondo, perché “ha deciso” di essere e quale senso avrebbe avuto l’alternativa, il nulla. Nessuno riuscirà mai a spiegarci perché, nel contesto dell’evoluzione, solo l’uomo ha maturato la  capacità di ragionare. Anzi, più spiegazioni ci dà la scienza e più riusciamo a percepire la maestosità e la perfezione del creato e più aumenta la meraviglia, il mistero.

Eppure noi occidentali, sempre più raramente riflettiamo su tutto questo. Ci comportiamo come  se vivessimo da decenni sulla riva di un fiume e non ci fossimo mai soffermati a pensare ad esso, a chiederci “da dove parte? In quale mare sfocia? Ha degli affluenti?”. Possiamo dirci uomini se non riusciamo a percepire la dimensione trascendentale della nostra esistenza? O siamo, altrimenti, alla stessa stregua degli animali, schiavi degli istinti? E quanto sono ottusi i richiami alla razionalità di chi fa finta di non vedere che viviamo immersi nell’irrazionalità proprio perché l’origine di tutto non è spiegabile razionalmente.

L’uomo non troverà mai pace fintanto che non riuscirà a dare una risposta a quella parte di “eterno” che ha dentro di sé e che si ribella alla “riduzione allo stato animale” verso la quale ci porta oggi una concezione puramente edonistica dell'esistenza umana. Si rassegnino taluni filosofi e taluni psicologi, si rassegno atei e presunti tali, la vita spesa solo per possedere e solo per potere, lascia sempre un senso di tormentosa insoddisfazione.




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31 marzo 2007

Non vergognarti...

Caro Marco,

Che sarà mai questo impazzimento? Cosa sarà mai questa follia degli uomini che scelgono deliberatamente il male? Cosa sarà mai questa follia di persone che scelgono deliberatamente l’infelicità, la tristezza, la morte? E di uomini che non vogliono “svegliarsi”, che preferiscono la schiavitù alla libertà e che induce i più grandi a trasmettere la morte ai più giovani? E dimmi, cos’è questa follia degli uomini che vogliono negare di essere figli di Dio, follia che relega il proprio Padre nel dimenticatoio dell’indifferenza; follia  di uomini che, pur avendo di fronte il miracolo quotidiano della vita, si arrampicano sugli specchi per dirsi “atei” o quasi “atei” o “agnostici”, e con questo pretesto scelgono il disimpegno, l'irresponsabilità, il libertinaggio, l'aborto, l'omicidio? Cosa sarà questa follia dei giovani che riempiono il vuoto del nulla che essi stessi alimentano, con la droga, con la morte, con l’alcol, con la schiavitù del sesso, dei sensi, con le corse, con l’ecstasy, insomma con l’autodistruzione?

E cosa sarà mai questa follia che inculca la strafottenza, l’arroganza, la prepotenza, il bullismo; follia di genitori che insegnano ai figli ad essere aggressivi, che insegno loro a rispondere occhio per occhio e dente per dente;  che insegnano loro ad essere egoisti, ad adorare il dio denaro, il dio carriera? E dimmi, amico mio, cosa sarà mai questa follia degli uomini che perseguitano sistematicamente i cristiani? Sì perché ancora oggi i cristiani sono perseguitati. E’ una persecuzione fatta con maggiore sottigliezza, non è come quella fatta dai romani, con la spada, No. Oggi i seguaci di Gesù  sono perseguitati con l’insulto, con la ridicolizzazione, con l’emarginazione, con lo sfottò. E i giovani come te, spesso cedono, si vergognano e finiscono con rinnegare ciò in cui credono o vorrebbero credere. Tu non vergognarti di Lui, ti prego non farlo. Gesù ha detto: “Chi si vergogna di me, io mi vergognerò di lui dinanzi al Padre".

Se si capisse che è quella la fine, che se Gesù si vergognerà di noi, per noi sarà la “fine”, il dolore senza fine. Se si capisse questo, se ci “svegliassimo”, se aprissimo gli occhi…  Macché… Avanti così, come zombie. Morti viventi, ubriachi, drogati, schiavi e annientati ad un passo dal cimitero.

Anche i luoghi non vengono scelti per caso….




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3 marzo 2007

The Queen, ritratto di una grandissima donna.

L’oscar che Helen Mirren ha conquistato come miglior attrice protagonista, mi ha spinto a guardare il film, The Queen, dove l’attrice inglese interpreta Elisabetta d’Inghilterra. Il film è davvero ben fatto e l’interpretazione della Mirren è davvero eccezionale, non a caso ha avuto il prestigioso riconoscimento. Dal film, però, non emerge solo la magistrale recitazione dell'attrice, ma soprattutto la figura, sempre vista con sufficienza, di questa grandissima donna che è Elisabetta d’Inghilterra.

Ed è davvero interessante osservare questa regina relazionarsi con un giovanissimo e neo-eletto primo ministro come Tony Blair (consulente del film) che rimane affascinato, lui laburista e modernizzatore,  dalla fermezza, dalla dignità e dal profondo senso del dovere di questa donna  totalmente dedita a servire il suo paese.

E’ fin troppo facile cavalcare i sentimenti comuni, speculare sulla commozione e sulla suggestione popolare; è fin troppo facile assecondare demagogicamente e senza lungimiranza i capricci del popolo che sono tanto intensi quanto transitori. Elisabetta d’Inghilterra è stata ed è regina in ogni momento, sia quando il popolo ha sofferto negli anni della guerra, sia quando il popolo è sceso in piazza per salutare Diana Spencer. Lei è sempre stata là con la stessa fermezza e la stessa dignità, tanto da apparire gelida, a regnare per il suo popolo. Questo film fa giustizia di tante banalità su una grande, grandissima donna. 




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1 marzo 2007

La maestra? Un nuovo requisito per l'assunzione..

Sentire notizie del tipo: “maestra taglia la lingua a proprio alunno” e  “maestra fa leccare l’urina a bambino autistico”, mi hanno fatto venire in mente gli anni alle elementari e il ricordo della mia maestra. A volte, quando facevamo esaurire la sua enorme pazienza, la signora Marano ci rifilava degli sganassoni che lasciavano i segni sulle nostre guance. Eppure la maestra ci voleva un gran bene, in noi era chiara la  percezione di quell’affetto, di una sua particolare attenzione, della sua apprensione per la nostra preparazione ma anche per il nostro bene fisico. Era davvero la nostra seconda mamma.

Altri tempi? Non credo. Anche oggi ci sono maestre così. Ma se potessi, al ministro Fioroni direi che è arrivato il momento di prevedere anche l’amore per i bambini tra i requisiti per l’ammissione all’insegnamento nelle scuole primarie. Si può fare? Si può misurare l’amore per il prossimo? Si può valutare quanto un maestra sia vocata al mondo dei fanciulli? Magari fosse possibile….




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12 febbraio 2007

Ad un adolescente...

Ciao Marco,
Sono le quattro e mezza del mattino. Come ti avevo detto mi sono svegliato presto. Il mio cuore batte velocemente, riesco quasi a sentirlo, “troppo velocemente”, direbbe il mio medico con il camice bianco e con quell’aria severa con la quale mi scruta e mi dice sempre come se fosse mio padre: “stai attento, ti prego”. E’ ancora buio. I gatti che, da quando è morto Fox, gironzolano davanti casa, sono anche essi assopiti sulle scalette all'ingresso. Li ho scacciati, non li sopporto i gatti, poco affettuosi, falsi, infedeli. Per un po’ di cibo ti disconoscono senza batter ciglio. Ho pensato per un po’ a Fox, il mio cane. Era straordinariamente intelligente. Sento che mi manca un po’, specie il suo sguardo. Mi guardava in un modo strano, quasi mi inquietava quello sguardo, come se volesse dirmi qualcosa o come se reclamasse qualcosa da me. Come al solito, anche se fa un po’ freddo, mi sono messo sull’amaca a sentire il silenzio della notte e a guardare le stelle. Così, senza pensare.

Sai? La luce delle stelle, quella che noi vediamo adesso, è la stessa partita milioni e milioni di anni fa e che adesso sta arrivando da noi. Partita da chissà dove, dallo spazio che dicono infinito. Cosa vuol dire infinito? Che non finisce mai, ce n’è sempre di più e di più e non finisce. E cosa c’è dopo? Dopo l’infinito? Ce n’è ancora… C’è da impazzire. Un po’ come è capitato a te pensando alla vita, all’essere e al non essere più. Da dove veniamo? E dove andiamo? Che senso ha la nostra esistenza, un granellino di sabbia, nell' oceano dell' eternità? Tu non hai torto, c’è da impazzire. Eppure ti confesso che mi hai incuriosito parecchio quando mi hai detto di aver provato una sensazione “strana” pensando a tutto ciò. Mi piacerebbe se tu me la descrivessi meglio.

Intanto mi va di dirti che il fatto che tu riesca a riflettere su tutto questo, non ti deve far sentire “diverso” dagli altri. Non lo sei! Sei solo “migliore” (nel senso che sei più avanti nel capire) rispetto ai tuoi coetanei ma come per loro, la tua vita è e sarà normale. Io credo, vedi, che riflettere su tutto ciò significhi comunque “avvicinarsi” al mistero dell’esistenza. Sappi però, che ciò accade per due motivi: o perché Qualcuno sta bussando alla nostra porta, o perché noi abbiamo ricevuto il dono di poter percepire l’Eterno, la sovranaturalità della nostra esistenza. O Qualcuno ti sta cercando o sei tu stesso alla ricerca di Qualcosa che dia un senso alla tua vita. Con il tempo tutto sarà più chiaro, vivi serenamente, vivi gli anni più belli della tua vita sorridendo il più possibile, ma beato te perché sarai una persone felice. E ti assicuro, non è poco oggi come oggi.

Il sole comincia a salire, la luce dell’alba si va facendo spazio nel buio. Torno all’amaca. Vado a vedere lo “spettacolo”. Hai mai visto l’alba? Spero di sì, spettacolo davvero straordinario.
Ma nessuno se ne accorge….

(luglio 2006)




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8 febbraio 2007

Nasce Noi Press. Chiude il New York Times?

In un’intervista pubblica, l’editore del New York Times Arthur Sulzberger ha dichiarato: “Non so se tra cinque anni stamperemo ancora il nostro quotidiano, e sinceramente non me ne importa nulla. Internet è un posto meraviglioso, e lì noi siamo i leader”. Devo dire che le parole di Sulzberger, rilasciate al World economic forum a Dovos in Svizzera, mi hanno davvero sbigottito. E’ difficile  immaginare che un quotidiano prestigioso come il New York Times scompaia dalle edicole per essere diffuso solo su internet.

Recentemente ha visto la luce un bel quotidiano on line, “Noi Press – la famiglia italiana”, che vi invito a visitare. Sia chiaro che è orientato politicamente. I contenuti sono a cura del dipartimento comunicazione dell’UDC, così come è chiaramente riportato sullo stesso quotidiano. La notizia che arriva da New York è singolare e sarebbe davvero interessante conoscere il parere in merito di quell’affermato giornalista che ha voluto la nascita di Noi Press.





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2 febbraio 2007

Sinistra radicale, ad Avellino tollerare gli intolleranti.

Ci saranno tutti stamani. Mancherà il deputato Luxuria, ma in compenso rifondazione comunista ha spedito la presidente dell’Arci lesbica, Titti De Simone, anche lei parlamentare. E poi il segretario nazionale dell’Arci Gay, Mancuso e non potevano mancare due esponenti di due diverse Arci – Trans, così tanto per compensare bene l’assenza del deputato-a-trans Luxuria.

Si ritroveranno in un centro sociale? Nella sede del loro partito? Nelle sedi dell’Arci gay-lesbica-trans di Avellino? No, si ritroveranno a Montevergine, andranno nel santuario dei padri benedettini. Entreranno in Chiesa ad ostentare la loro “diversità”, ad urlare le loro volgarità. Pretenderanno, in virtù della laicità dello stato, di dissacrare un luogo caro ai cattolici di Avellino. Faranno di tutto per scandalizzare, per attirare su sé stessi l’attenzione dei media, per ottenere il titolo più grande. Volgarità  più grande, titolo più grande.

E noi cattolici abbiamo ancora il diritto di essere ciò che siamo? Abbiamo ancora il diritto di chiedere rispetto per il Signore nel quale crediamo, per la Sua Chiesa e per i suoi luoghi di culto? Abbiamo ancora il diritto di chiedere che non venga profanata la sede di un nostro Vescovo? Abbiamo ancora il diritto di preservare il silenzio, la quiete e la serenità per un luogo come il santuario di Montevergine? Forse non più: oggi occorre tollerare tutti, anche gli intolleranti.




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