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30 novembre 2006

Perchè Deaglio indagato? Avrebbe danneggiato la sinistra...

Sulla vicenda Deaglio, chi ama le dietrologie insinua che la sinistra abbia “scaricato” il noto giornalista  e che lo abbia lasciato al suo destino. Chissà, sarà vero? Forse. Ma il punto è un altro: la CDL, sin dal giorno successivo all’elezioni ha chiesto il riconteggio delle schede, non solo le bianche, ma anche le nulle e quelle indicanti un voto assegnato. In alcuni giorni, con la supervisione di tutti, le giunte avrebbero fatto chiarezza. La CDL ha anche parlato in modo esplicito di possibili brogli, lo stesso leader non si è risparmiato nel lanciare chiaramente quest’accusa.

Perché la magistratura non ha indagato Berlusconi determinando il controllo delle schede e invece ha indagato Deaglio per un reato minore? Perché la sinistra non consente alle giunte il riconteggio e il controllo di tutte le schede elettorali?

Perché il centrosinistra, è evidente, ha grosse perplessità sull’esito che potrebbe scaturire dal riconteggio. E le stesse perplessità deve averle una certa magistratura che, per mettere tutto a tacere, ha ignorato Berlusconi e ha indagato Deaglio.




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29 novembre 2006

Lettera aperta al senatore Francesco Pionati sulla CDL Irpina

Caro senatore,

ho appreso dai giornali che, dietro tua sollecitazione, si è tenuto il primo interpartitico post-elettorale della CDL irpinia. Già ho avuto modo di sottolineare come la tua presenza e il tuo impegno, fino a questo punto certosino, rappresentano l’unica vera novità per la vita politica della nostra provincia. Ma non si tratta di farti una sviolinata della quale non hai bisogno, ma solo di sottolineare che forse, per la prima volta, un parlamentare dimostra con i fatti di credere veramente nella possibilità di costruire un’alternativa al potere che ci amministra da anni.  Perché, caro senatore, se è vero che il potere demitiano è solido e consolidato da anni di gestione, è anche vero che la CDL non ha fatto molto per ovviare a questo handicap di partenza. Anzi, dico meglio, molto è stato fatto ma è stato fatto molto male!

Ci siamo illusi di poter capovolgere il risultato elettorale della nostra provincia accogliendo nei nostri partiti tutti i dirigenti scontentati del centro sinistra. Ci siamo buttati a capofitto a raccattare, cooptare e persino premiare tutti coloro che, provenienti da altri partiti, sono approdati solo per opportunismo alla CDL. Questo ha penalizzato, demotivato e disilluso coloro che hanno condiviso e creduto, sin dall’inizio, in questo percorso. Ci ritroviamo adesso con “partiti pattumiera” che, in virtù di questa logica assurda, non hanno potuto formare un’adeguata classe dirigente. Direttivi improvvisati composti da persone che non credono nella possibilità di dare una svolta alla provincia e che sono “parcheggiate” solo momentaneamente in attesa che altrove si creino spazi o in attesa del “miracolo” di un favore.  Quanti di coloro che durante la presidenza Rastrelli hanno abbrancato a piene mani (e ce ne sono…) adesso militano nella CDL? Pochi, pochissimi, forse nessuno!

Allora senatore, a te, che inevitabilmente ti appresti a diventare il propulsore di questa nuova CDL Irpina, mi permetto con grande umiltà, di suggerirti due cose: scommetti nella valorizzazione delle persone formando e selezionando seriamente una nuova classe dirigente. Prova a ficcare nella testa dei tuoi assonnati colleghi che per capovolgere il risultato elettorale di Avellino non serve fare il mercato delle vacche premiando stupidamente gli opportunisti e i ricattatori, determinando di fatto l’emarginazione di chi dimostra coerenza, tensione  e attaccamento all'ideale della CDL. Prova a far capire a costoro che non si può candidare a sindaco di Avellino uno che dopo un po’ riesce persino a diventare presidente di un ente di gestione designato dal centrosinistra.

La seconda cosa che ti suggerisco è di considerare, nel rapporto con alcuni alleati,  un bel passo del Vangelo in cui c’è scritto: “siate candidi come colombe e astuti come i serpenti”.

Con stima. Sandro.




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28 novembre 2006

Polpetta avvelenata? Excusatio non petita...

Da quando Marco Follini ha fatto intravedere la possibilità di lasciare l’UDC per farsi la sua Italia di Mezzo, l’UDC del gemello Pierferdinando ha cambiato quasi radicalmente linea politica. E’ passato dalla immodificabilità dell’attuale assetto bipolare alla necessità di cambiarlo rapidamente. “Il problema – ha detto Casini - è l'equilibrio politico: un bipolarismo in cui le estreme danno le carte è un bipolarismo che non serve all'Italia e la mette ai margini dell'Europa”, incredibile sembra Follini. Persino sulle manifestazioni di piazza l’ex presidente della Camera ha sposato le tesi folliniane scontentando gli elettori del suo partito che, a dispetto delle indicazioni dei dirigenti, a Roma il 2 dicembre ci saranno in stragrande maggioranza.

Lo spostamento di linea di Pierferdi è comprensibile.  E’ servito a tamponare l’emorragia di qualche esponente politico di rilievo che avrebbe dato, se avesse seguito Follini, una qualche dignità di troppo al suo neo movimento. Ma a quanto pare qui si è andati oltre. Lo scontro nella CDL si è fatto aspro al punto da spingere Prodi ad “apprezzare” la “moderazione” dell’UDC. “Polpetta avvelenata”, ha fatto dichiarare prontamente Pierferdinando Casini. Ma la reazione sinceramente appare  eccessiva e sicuramente non adeguata all’ "apprezzamento" di Prodi. Sembra quasi che si siano voluti difendere da un’accusa, quella di ribaltonismo, che però nessuno ha formulato.

Evidentemente, a via Dei Due Macelli, sono saltati i nervi a qualcuno. Nella concitazione e con sondaggi non troppo benevoli con la nuova linea di partito, devono aver dimenticato il vecchio adagio: excusatio non petita, acusatio manifesta.




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26 novembre 2006

La citazione

Avidità

<<Un uomo accorto deve mettere ordine nei suoi interessi e guidarli ciascuno nel suo ambito. Spesso la nostra avidità sconvolge questo ordine facendoci correre contemporaneamente verso tante cose che, desiderando troppo le meno importanti, falliamo le più considerevoli.>>

François de La Rochefoucauld








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24 novembre 2006

Prodi sostenuto dagli aspiranti pensionati.

Prodi non andrà giù per il momento. La finocchiaro ed altri esponenti dell’Unione hanno esultato: “è il giorno più bello, siamo stati bravi”. Ingenui? Forse. Prodi non va giù perché il rischio di elezioni anticipate è troppo forte e non ci sarebbe tempo e modo di sostituire le attuali leadership. Prodi conviene a tutti: al centrodestra che così arriverà tra poco al 70% e intanto cucina Berlusconi; al centrosinistra che per il momento salva la faccia e spera che il tempo gli regali una ripresa. E conviene soprattutto a tutti i parlamentari che devono aver pensato: “sprecare una legislatura senza aver recuperato le spese e senza aver maturato il diritto al vitalizio è troppo”. E allora avanti con il pronto soccorso: qualche senatore in missione, qualcuno in viaggio, Rotondi che si giustifica: “ero sul ciglio dell'Aula a parlare e non ho fatto in tempo a votare...". Pier Ferdinando Casini intanto rilascia dichiarazioni che sembrano più di auspicio che veritiere: Berlusconi è in crisi, occorre rifondare il centrodestra, la CDL è finita.

Prodi non andrà giù per il momento, almeno fino a quando Casini non sarà il nuovo leader della CDL e fino a quando deputati e senatori non avranno maturato il diritto alla pensione.

E questo è pur sempre un diritto da tutelare.




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22 novembre 2006

Il vero volto della "cultura laica", intollerante e antidemocratica.

Ecco il vero volto della cosiddetta "cultura laica”. Ipocrita ed intollerante. Predica bene e razzola male. Se un sito web come culturacattolica.it si permette di esprimere una posizione critica sulla fiction “Il padre delle spose”, prontamente parte l’oscuramento degli hacker. Può il mondo cattolico continuare ad esprimere liberamente il proprio pensiero o ormai viviamo in una società dove detta legge una cultura laicista sempre più intollerante? Si possono ancora esprimere delle opinioni su una fiction che rappresenta in modo non problematico la questione del cosiddetto “matrimonio omosessuale” o siamo costretti a tacere perché rischiamo l’oscuramento dei nostri siti? Possiamo dirci contrari alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali o dobbiamo far finta che gli psicologi seri non si stancano di dirci che questi bambini rischiano grossi danni psicologici nel crescere con genitori dello stesso sesso? Possiamo parlare, abbiamo ancora il diritto di esprimere le nostre opinioni o dobbiamo tacere?

www.culturacattolica.it  -  oscurato dalla “cultura laica”, alle ore 12.30 ancora non ripristinato.

www.culturacattolica.ilcannocchiale.it  -  sito dove culturacattolica ha ottenuto “asilo”.

Vi invito ad esprimere loro solidarietà e a  battervi contro questa cultura centrosinistroide, anticlericale e sempre più intollerante.




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21 novembre 2006

Amico? No, un'idea sbagliata..

Molto spesso sentiamo dirci “quella persona mi ha deluso”. A noi stessi capita di avvertire un senso di amarezza per per un amico, per un familiare e diciamo: “mi ha deluso”. A leggere gli scritti di Anthony De Mello, la delusione non è imputabile a chi non risponde più alle nostre aspettative. La delusione nasce dall’idea sbagliata che noi stessi ci siamo fatti di quella persona; non ci sentiamo attratti da quella  persona ma dall’idea preconcetta che ci siamo fatti, dettata dalla nostra speranza. “Come hai potuto deludermi, dopo che io avevo riposto tanta fiducia in te?”.

Davvero riponiamo fiducia nel prossimo? O forse che l’unica cosa della quale ci si fida è il proprio giudizio sulle persone E allora di cosa ci lamentiamo? Nessuno di noi è disposto ad ammettere che era il proprio giudizio ad essere sbagliato. E così è più facile dire “mi hai deluso”.

Ma io non lo dirò! Stamani non dirò che un amico mi ha deluso. Ma, caro padre Anthony, avevi ragione tu: è cosi difficile ammettere che il mio giudizio su quell’ "amico" era profondamente sbagliato.




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20 novembre 2006

Voglia di tornare in Irlanda... e scomparire

Vi racconto di una "magia" che mi ha conquistato, che mi ha avvolto, di qualcosa che ho respirato a pieni polmoni e che, credo, non mi lascerà più. Vi scrivo di una "magia" che, in un occidente schiavo di se stesso, si ostina ancora a parlarci di libertà, quella vera. Scrivo di un popolo stupendo, fatto di gente buona, genuina, allegra e accogliente perché forse ha capito che non vale la pena di rendersi schiavi dei soldi, della  carriera, del potere. Di un popolo che ha scoperto il segreto della felicità.

Vi racconto di una terra meravigliosa e della sua musica che ispira allegria e bontà. Vi racconto di pub accoglienti dove regna sovrana l'allegria ma dove nessuno è mai ubriaco, dove violini, chitarre e banjo suonano incessantemente,  dove tutti cantano e dove tutti ballano.

Vi parlo dell'Irlanda, di questa nazione del nord che ha avuto una storia travagliata fatta di dominazioni sfide e tragedie, di una terra che affascina per i suoi paesaggi colorati da un intensissimo verde, di cieli senza confini che si aprono e si chiudono velocemente come fisarmoniche.E di spiagge bianche stranamente profonde e silenziose, di baie grandissime dove l'Atlantico vi entra pacato quasi come se le accarezzasse,  tanto da sembrare degli immensi laghi.

Vi parlo della Magica Irlanda….














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19 novembre 2006

La libertà di stampa e il "panino" di Pionati

Ho visto il TG5 delle 13. Quando a dirigerlo era Mentana lo guardavo con maggiore fiducia, comunque consapevole che i giornalisti alla fine sono pur sempre lavoratori dipendenti. E ben consapevole, per dirla con Giuliano Ferrara,  “che l’editore non è un contropotere ma un potere tra i poteri, e che quel potere stipula regolari compromessi ad ogni latitudine e longitudine con lo stato, i partiti, le lobby e le altre potenze sociali”. Scrive bene l’elefantino che di solito dice pane pane e vino al vino, non disdegnando affatto feroci critiche a Berlusconi. Cos’è, quindi, la libertà di stampa?

“La libertà di stampa non è la deontologia professionale, che è una buona cosa se professata da gente di carattere; non è l’inesistente autoreferenzialità della catena di comando nei giornali, perché nessun giornalista o direttore è padrone di se stesso, e il lettore è solo padrone di comprare o no il giornale: la libertà di stampa è il pluralismo editoriale, la possibilità di agire nel mercato (con sovvenzioni pubbliche e incentivi vari alle imprese serie, se del caso), è la funzione democratica e liberale di contraddizione tra voci diverse e diversamente orientate in favore della formazione di un’opinione o coscienza pubblica. Poi il lettore decide”. Sono d’accordo con lui.

Al TG5 delle 13 ho visto il pezzo sulla finanziaria: anche qui il tanto ipocritamente vituperato “panino” di Pionati e Mimun. Lo stesso panino che Riotta - neo direttore al TG1 in quota unione - continua imperterrito a proporre ai suoi telespettatori, che il TG2 si guarda bene dall' archiviare e che il TG3 ha reinterpretato dal giorno della sua nascita alternando due fette di unione ed una di Cdl, facendo concludere, ovviamente,  sempre all’Unione.

Quindi bando alle ipocrisie. Mangiatevi il “panino” che tutti chiedono e che tanto vi piace.

 




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18 novembre 2006

Fame di amore

Oggi la gente è affamata d'amore,
e l'amore è la sola risposta alla solitudine
e alla grande povertà.
In alcuni paesi non c'è fame di pane,
la gente soffre invece di terribile solitudine,
terribile disperazione, terribile odio,
perché si sente indesiderata,
derelitta e senza speranza.
ha dimenticato come si fa a sorridere.
ha dimenticato la bellezza del tocco umano.
ha dimenticato cos'è l'amore degli uomini.
Ha bisogno di qualcuno che
la capisca e la rispetti.

Teresa di Calcutta.




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18 novembre 2006

Non uccidere

Abortire vuol dire uccidere un indifeso che tenta di aggrapparsi alla vita.
L'uomo non ha il diritto di farlo.

Se non sei facilmente impressionabile clicca sull'icona qua sotto:




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17 novembre 2006

Buon Natale, il 17 di novembre.

Ieri, un po’ trafelato per la fretta, sono passato per il corso di Benevento. Bello. Chiuso al traffico, ben arredato, a volte le amministrazioni sanno anche avere belle intuizioni. Nella fretta ho notato che le vetrine parlano già del Natale. La faccia di babbo natale è persino sulla carta igienica; le solite luci, sempre più tecnologiche, si accendono al ritmo di gingle bell per la gioia dei bambini che chiedono alle madri se non manchi un po’ troppo tempo perché nasca Gesù Bambino. In effetti manca più di un mese e i primi “segni” natalizi li ho visti già una settimana fa.

La logica consumistica divora tutto, anche il Natale. Divora l’uomo che ormai vive per lavorare e non lavora per vivere; l'uomo che trova nello shopping il modo per  frenare le depressioni che una vita così genera senza freno. Divora la famiglia che intanto esiste se è al passo con la moda del momento e se ha soddisfatto l’ultimo bisogno che il sistema stesso le ha fatto maturare.

Tornando a casa ho preso un libro di don Tonino Bello, ho voluto leggere in anticipo i suoi “auguri scomodi” per il natale. Ne ho preso un passo: “Dio che diventa uomo vi faccia sentire vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate”.

Buon natale, il 17 di novembre.




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15 novembre 2006

Se si picchia un disabile, per gioco.

C’è ancora spazio nella nostra società per gli uomini deboli? O forse la debolezza non è più tollerata perché ai nostri occhi è diventata “fastidiosa” ? C’è ancora spazio nella nostra società per gli uomini che soffrono? O forse la follia di questa nostra secolarizzazione ci sta conducendo ad emarginare ogni uomo piegato dal dolore, immaginando scioccamente che ne saremo sempre immuni. E’ ancora tollerata la semplicità d’animo, è ancora tollerata la mitezza, è ancora tollerata l’umiltà?

In questa società c’è ancora spazio per un ragazzo disabile? O forse,  è diventata un tempio dell’immagine dove sono “rispettabili” solo i corpi perfetti che corrispondono ai modelli della tv? Possibile che i nostri ragazzi siano arrivati a considerare la disabilità come caratteristica che giustifica lo scherno e la mortificazione fisica?

Solo educando i nostri figli, domani avremo degli Uomini. Solo trasmettendo valori e non assecondando capricci, domani avremo uomini degni di questo nome. Quelli che a Torino hanno malmenato quel ragazzo disabile erano simili agli animali. E la colpa non è loro.




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15 novembre 2006

Lo stemma della Repubblica Italiana della Droga Libera



Stemma della Repubblica Italiana della Canna e della Droga libera.
Voluto ed approvato dal governo di centro sinistra di Romano Prodi.


Elaborazione grafica de Il Berretto a Sonagli




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14 novembre 2006

E adesso coltivano droga anche alla Camera dei Deputati

Sentir dire ad un deputato della repubblica che ha seminato della marijuana nelle fioriere di Montecitorio, la dice lunga sul livello al quale questo centro sinistra sta conducendo il paese. Il deputato in questione è esponente di Rifondazione Comunista, partito che esprime il presidente della Camera e che ha una delegazione nel governo.

Non credo occorra aggiungere altro, in fondo questi signori si commentano da soli.  




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13 novembre 2006

Adesso spacciate tranquilli.

Dopo una finanziaria che ha fatto indignare l’intera nazione, ecco un altro provvedimento degno del governuccolo Prodi. Questa volta in prima linea nell’apoteosi della schifezza il ministro della Sanità Turco. Provvedimento? Innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis, espresso in principio attivo, che può essere detenuto per uso personale. Cioè tradotto: drogatevi quanto vi pare, anzi spacciate pure, tanto  prima che vi arrestino vi dovranno trovare con una carretta di marijuana.

Che schifo. Questo è il modo di educare i nostri ragazzi? Questo è il modo di scommettere nei giovani per un paese migliore? Questo è il modo di sollecitare in loro la voglia di formarsi seriamente, di spingerli a maturare un senso civico, di condurli ad un  impegno concreto per il bene del nostro paese? Insegnando loro la sciatteria, lo stordimento, l’ubriacatura costante? Stasera ho parlato con alcuni di loro, tutti hanno percepito dai tg lo stesso messaggio: drogatevi pure. Una canna? Macché due. E se spacciate state tranquilli non è reato. Mi indigno come educatore ed invito tutti coloro che hanno a che fare con gli adolescenti a protestare contro questo provvedimento e contro le politiche di questo pseudo-governo.

La Turco e Prodi si vergognino. E per il loro imbarazzato silenzio, tutti gli esponenti della Margherita.




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13 novembre 2006

Se Gerardo dice no al Partito Democratico

Gerardo Bianco ribadisce: “il partito democratico fagociterà la mia tradizione cattolica e democristiana”. A sentire le ultime indiscrezioni, anche il piccolo gruppo che in provincia di Avellino si riconosce intorno alla sua persona è ben determinato a non seguire De Mita & C nella fondazione del Partito Socialista Europeo – sezione Italia.

Ai tempi di mamma DC, quando De Mita era padrone del partito e lui entrava ed usciva dal governo, Jerry White era sempre pronto ad accogliere paternamente tutti coloro che, per varie ragioni, rompevano con il leader di Nusco. Braccia aperte e sorriso bonario ben incastrato in quella faccia paciosa, il docente di Guardia dei Lombardi bloccava tutti quelli che avevano imboccato la strada che conduceva verso i garofani rossi dell’allora rampantissimo PSI di Bettino Craxi.

Oggi Bianco si appresta a fare lo stesso?  Forse si,forse no, chissà. Ironia della sorte stavolta si troverebbe a bloccare tutti quelli che, non volendo andare nel Partito Socialista Europeo, si incamminerebbero verso l'Italia di Mezzo di Follini (ammesso che esista ancora), o l'UDC di Perferdi, o l’Udeur di Clemente da Ceppaloni. Vedrete,
oggi come allora, Bianco si darà da fare.

Anche queste migrazioni, infatti, a Ciriaco causerebbero grossi dispiaceri.




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12 novembre 2006

Vedete questo ragazzo?

Vedete questo ragazzo nella foto? Porta il codino e l’orecchino. E’ svedese. Cosa fa nella vita? Quando ho visto la foto ho pensato che fosse un cantante rock, oppure  un designer di fama o un nuovo stilista. Sicuramente di sinistra, ho pensato, dato il look.

Questo ragazzo ha 37 anni e si chiama Anders Borg, altro che di sinistra, è esponente del Partito Conservatore Svedese. E udite udite, è Ministro delle finanze. Proprio così, Ministro delle finanze del Regno di Svezia. Non mi sono documentato molto, ma pare che sia stato nominato non certo per fare a lui un miracolo, ma solo per le sue dimostrate capacità. Non aggiungo altro, ma tante riflessioni andrebbero fatte sulla nostra politica nazionale, su i suoi vizi e sui suoi pregiudizi, sulla sua incapacità di voltare la pagina del nepotismo, delle oligarchie, dei privilegi e su di una classe politica la cui età media va verso gli ottanta anni.

E poi, ve lo immaginate questo ragazzo ai vertici economici degli stati europei accanto a Tommaso Padoa Schioppa?




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11 novembre 2006

Don Lorenzo Milani non era comunista, ovvio.

Il post di Gennaro Romei sulla figura di Don Milani ha acceso un dibattito nella blogosfera irpina sulla figura del grandissimo sacerdote e maestro di Barbiana. Qualcuno, come Tisbe, pretenderebbe in virtù “della fraseologia” dei suoi scritti, di considerarlo comunista. Ovviamente nulla di più infondato. Vediamo perché.

Don Milani era innanzitutto un sacerdote della Chiesa Cattolica, quindi credente in Dio padre e in Gesù Cristo suo unico figlio. La piena e totale dedizione ai bambini poveri, agli ultimi, si fondava solo e soltanto sulla sua fede e  sull’insegnamento cristiano: “ama il prossimo tuo come te stesso”, “ciò che farete al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me”. Don Milani, come ogni cristiano, non cercava una ragione per donarsi gratuitamente al prossimo, e tanto meno aveva una motivazione ideologica, politica o sociale; non aveva e non cercava una motivazione – un perché – Don Milani agiva in ragione di un perChi. Per Gesù di Nazareth.

Il fatto stesso che Don Milani fondasse la sua opera su una fede religiosa di fatto lo poneva fuori dal comunismo che invece osteggiava e, dove poteva, impediva ogni forma di credo definito “oppio dei popoli”. L’allora partito comunista italiano era, per giunta, particolarmente caratterizzato per la sua ortodossia rispetto alla “casa madre” sovietica, per cui il materialismo e l’anticlericalismo erano sicuramente elementi caratterizzanti nell’agire dei suoi dirigenti e di molti dei suoi militanti.

Solo leggendo superficialmente i suoi scritti, considerando solo la “fraseologia”, si potrebbe giungere alla conclusione sbagliata di vedere in lui un comunista. Certamente Don Milani non era neanche un reazionario di destra. In quel contesto storico il sacerdote  subì l’avversione di una gerarchia attenta a non avvantaggiare in nessun modo il “pericolo” comunista. Per questo motivo con un decreto del 58 il sant’uffizio ritirò dal commercio Esperienze Pastorali nonostante la precedente autorizzazione del revisore ecclesiastico e tanto di prefazione di vescovi, imprimatur di un cardinale e la “benedizione” di La Pira. Ma questo sacerdote, le cui posizioni sicuramente stridevano con quelle della Gerarchia, mai venne meno al voto di ubbidienza ai vescovi e al santo padre e sempre ne accettò le decisioni, benché spesso non condivise. E’ evidente che Don Milani osteggiasse con forza un capitalismo dal volto per niente umano e troppo spesso capace di sfruttare una classe operaia debole, sottopagata e quindi povera. Lui era accanto agli operai, perché ultimi in quel contesto sociale, non certo perché comunisti. E tanto meno divenne comunista per solidarietà agli operai. Il suo faro era la dottrina sociale della Chiesa, certo vissuta e “interpretata” in un contesto di accesissimo scontro sociale e con un partito comunista che costituiva un pericolo per la democrazia.

Bello ed emblematico è il passaggio che lui stesso fa in una lettera, pubblicata su Adesso, rivolta ad un industriale e a un operaio di nome Franco: “Quando, quattro mesi fa, col decreto della sua Mamma Chiesa, gli ho detto: <<Sbagli, Franco, a esser comunista>> (e tu fratello Industriale quella mia parola dolorante di padre l'hai sbandierata festante sui tuoi giornali). Che credevi tu? Che io gliela dicessi per te? Per salvare il tuo capitale e il tuo mondo sbagliato che deve cadere? Io non son dalla tua. Posso pregare per te perché Dio ti perdoni d'essere ricco. Ma non posso difendere il tuo mondo per il quale il mio Signore non ha voluto pregare. Tu, Franco, lo sai, vero? che io non sono per loro. Sii coraggioso.“

Don Milani non era comunista, ovvio.




permalink | inviato da il 11/11/2006 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa

9 novembre 2006

Il dialogo di D'Alema

Massimo D’Alema sulle riforme apre alla CDL: “serve dialogo”, riporta un’agenzia dell’Ansa di oggi pomeriggio. A detta del Ministro degli Esteri occorre partire dalla legge elettorale definita “totalmente irragionevole e rischiosa per tutto il paese“.

E’ piuttosto evidente il fatto che baffino, che certo non è uno sprovveduto, si è reso conto che questo governo, per dirla con Pionati, è alla “presentazione del conto”, neanche più  alla frutta che ormai è passata da un po’.

D’Alema, prevedendo reazioni malevoli, memore dell’operazione di alcuni anni fa con la quale mandò a casa Prodi, ha subito messo le mani avanti: “se qualcuno pensa che sia un machiavello per mettere in discussione il governo, si sbaglia”.

Non c’è alcun dubbio, ma neanche uno, è  proprio così.




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8 novembre 2006

Perché...

Spesso chiedono “perché…”?

…perché un mondo arido mi ha messo una gran sete;
un mondo chiuso mi ha fatto spuntare una gran voglia di libertà;
un mondo di orizzonti soffocanti mi ha insegnato a respirare;
un mondo che mi concede tutto mi ha costretto a cercare qualcos'altro;
perché la presunzione del mondo mi ha fatto nascere il desiderio di buttarmi in ginocchio;

il suo vuoto mi ha obbligato a cercare la pienezza;
il piacere offerto a buon mercato mi ha scavato nel profondo un'insoddisfazione tormentosa;
la sovrabbondanza di beni mi ha costretto a cedere alla tentazione di farne a meno.

Perché il suo correre senza scopo mi ha sollecitato a rintracciare un significato.





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7 novembre 2006

I cattolici democratici dell'Unione nel Partito socialista europeo.

A quanto si apprende dalle agenzie il presidente del consiglio Prodi interverrà a Berlino al congresso del Partito Socialista Europeo. Se i cattolici democratici, se i popolari, se qualsiasi  post democristiano avesse ancora qualche dubbio, adesso, con questo gesto, è stato completamente fugato.

Il Partito Democratico voluto dallo stesso Prodi, dalla Margherita e dai DS aderirà al Partito Socialista europeo. E così si consumerà ad opera del “professore”, l’annientamento della cultura popolare e cattolico-democratica pronta a dissolversi nella socialdemocrazia del PSE.

Ai vari Rutelli, Bindi, Franceschini, Letta, De Mita, faccio i miei complimenti. Ai popolari e democratici cristiani del centro sinistra, agli elettori, ai dirigenti, dico di alzare il capo e di insorgere.




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5 novembre 2006

Vorrei...

Vorrei che nessuno mi dicesse con chi parlare, e che nessuno mi chiedesse di non parlare con i miei amici. Vorrei che nessuno mi dicesse con chi posso confrontarmi e con chi scambiare solo quattro chiacchiere. Vorrei che nessuno mi dicesse con chi cenare, con chi ridere, con chi scherzare.

Vorrei che nessuno insinuasse che il mio pensiero sia condizionato o peggio determinato dal pensiero altrui. Il buon Dio ha voluto farmi dono di un pizzico di intelligenza tale da farmi avere occhi per vedere e orecchie per sentire. Occhi per vedere la strada da seguire e orecchie per sentire la voce di chi parla con sincerità. Vorrei che nessuno immaginasse che non sono capace di farlo da solo. Vorrei che nessuno limitasse la mia libertà.

E vorrei che nessuno avesse il potere di farlo….




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5 novembre 2006

Giustizia non vendetta. Nessuno tocchi Saddam.

L’uomo non ha il diritto di togliere la vita ad un altro uomo. Per quanto siano intollerabili i crimini che Hussein ha compiuto, per quanto in Iraq le migliaia di vittime della sua scellerata dittatura invochino giustizia, la comunità internazionale non può togliergli la vita.

L’uomo non dà la vita e l’uomo non può toglierla. Quando capirà l’uomo che non può prescindere da questo principio nell’amministrare la giustizia terrena? Se la sentenza di morte sarà eseguita avremo risposto alla violenza di Saddam con un altro gesto di uguale violenza.

E avremo insegnato ai nostri figli non a fare giustizia ma solo a vendicarsi.  




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4 novembre 2006

Il governuccolo Prodi scende in piazza contro se stesso!

In rete ormai girano tante barzellette sul governuccolo di Romano Prodi. Ma i barzellettieri rischiano di restare senza lavoro: questo governo è di per sé una barzelletta. Oggi pomeriggio parte la prima manifestazione della storia e del mondo fatta da un governo contro sè stesso. Esponenti di forze politiche di maggioranza,  sottosegretari e ministri scenderanno in piazza per protestare contro i provvedimenti da loro stesso adottati.

Scegliete voi se ridere o piangere. O forse è il caso, visti i dilettanti allo sbaraglio che ci governano, di mettervi a fare una preghiera….




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3 novembre 2006

Ma che si è messo in testa?

Nella giornata di ieri, praticamente festiva, è stato in segreteria fino alle dieci di sera. I fine settimana li passa con i suoi collaboratori ad organizzare incontri, convegni, riunioni. Gira la provincia senza risparmiarsi, incontra i dirigenti di partito ma anche la gente semplice nei bar, nelle piazze, nelle sagre. Sta mobilitando tutta l’Avellino “alternativa” per lanciare un settimanale, intanto pensa ad una televisione, vorrebbe  un’informazione più obiettiva.

A quanto pare Pionati si è davvero buttato a capofitto nella politica di questa provincia e se il ritmo non dovesse calare, ci sono buone ragioni per credere che il vicedirettore del Tg1 possa incidere concretamente nel sistema di potere che ci opprime. Ieri l’ho incontrato, abbiamo parlato un po’  e ho avuto la percezione di un uomo che non ha timori. E a pensare anche che anni fa tenne testa al presidente della Repubblica, forse per la nostra provincia il vento è cambiato…




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3 novembre 2006

Prodi a Napoli? Inutile, l'unica speranza è Sepe

Il presidente del Consiglio Prodi è stato a Napoli. Si presume sia andato a capire cosa succede all’ombra del Vesuvio in una città sommersa dai rifiuti e teatro di un autentico farwest. Mi chiedo e vi chiedo che senso abbia questa visita. Questo signore guida il governuccolo che ha varato quell’indulto che ha messo fuori buona parte dei delinquenti che animano la guerriglia urbana di questi giorni. Non solo. Costui guida la coalizione che esprime il sindaco di Napoli e il Presidente della Regione, Iervolino e Bassolino. Questi ultimi ci hanno fatto rimpiangere gli anni in cui ad amministrare la città e la regione erano Gava e Pomicino. Unico fatto positivo di questa venuta a Napoli è stato il colloquio che Prodi ha avuto con il cardinale Crescenzio Sepe.

Appena avuta la nomina a vescovo di Napoli, il porporato ha alzato la voce contro la camorra, ha designato parroci “tosti” nelle parrocchie a rischio, ha visitato i quartieri più difficili, ha sollecitato i suoi a fare degli oratori dei punti di riferimento per le nuove generazioni, per tentare di educare e di prevenire il degrado. Nella desolazione emersa in questi giorni, ormai Sepe è l’unico punto di riferimento serio, e l’unica speranza  per questa città abbandonata a sé dalle istituzioni.

Le cronache ci hanno raccontato che Prodi ha voluto incontrare  Sepe per primo, appena giunto in città. Un gesto di cortesia verso l’alto prelato? Un segno di attenzione per l’impegno serio della Chiesa locale? No, credetemi, il capo del nostro governuccolo, brancolante sempre più nel buio, è andato a chiedere a lui cosa deve fare per Napoli.




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2 novembre 2006

I Care, di nuovo a Barbiana

Sono tornato a Barbiana. Questa volta con un gruppo di giovani studenti per cui la cosa è stata ancora più bella. Ma il privilegio più grande è stato quello di avere tra noi e per noi, ancora una volta, Michele Gesualdi, uno degli allora piccoli allievi dell’immenso Don Lorenzo Milani, già presidente della Provincia di Firenze.

Con lui abbiamo ripercorso i momenti più belli della vicenda di questo sacerdote sulla cui opera e sulla sua grandezza non certo devo scrivere io.
Penso di poter dire però che ogni maestro, ogni insegnante ed ogni docente italiano dovrebbe passare per questa piccola grande scuola. Qui, tra queste mura povere, che accoglievano bambini poveri, è nata la scuola più all’avanguardia del nostro paese.

Ancora una volta lo stare lì, in quel posto povero ma allo stesso tempo ricchissimo, ci ha fatto capire  che non occorrono miliardi per avere una scuola che realmente formi gli uomini del domani. Occorrono, piuttosto, dei “maestri” che amino i propri studenti e che credano veramente che anche la scuola può contribuire, in modo incisivo, a formare un Uomo.
























In alto il motto I CARE riportato nella scuola da don Milani. In senso orario: 1) gli studenti del Ceas al lavoro nella scuola di Barbiana, 2 - 3) Michele Gesualdi tiene una “lezione” ai ragazzi. 4) Studenti del Ceas in un momento della lezione con Gesualdi.




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