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19 febbraio 2012

Posto fisso? Un valore da adeguare ai tempi

Il posto fisso è sicuramente un valore ma è evidente che non possa essere più considerato un tabù. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori necessita di una rivisitazione, non tanto perché così vuole il Governo ma perché negli ultimi anni le “fondamenta” del nostro mercato del lavoro sono state “scosse” e messe seriamente in discussione dalla crisi strutturale che ha colpito il nostro sistema economico e produttivo. Più i dati dei vari organismi internazionali confermano che siamo nel mezzo di una recessione, più il futuro delle nuove generazioni diventa fosco e maggiore è la sfiducia che si diffonde tra chi, vinto dall’inquietudine, sceglie di fare le valige e di cercare altrove delle prospettive migliori. E’ indubbio, infatti, che sono proprio i giovani a fare più fatica per entrare nel mondo del lavoro e che pagano il prezzo più elevato della crisi in atto.

Qualcuno, in particolare tra le organizzazioni sindacali, muove un’obiezione: non è paradossale invocare la tutela delle nuove generazioni mettendo in discussione le certezze che hanno da sempre accompagnato gli italiani lungo la loro storia lavorativa? Ed è proprio su questo punto che si consuma in questi giorni uno scontro durissimo tra due blocchi, entrambi trasversali, che per semplificare potremmo definire conservatore uno e moderatamente riformista l’altro. Il primo imperniato sulla tutela dello status quo, sulla difesa di garanzie che – sia chiaro - di per sé sono sacrosante ma che ormai non sono più conciliabili con le dinamiche che negli ultimi decenni hanno rivoluzionato il nostro apparato economico e produttivo; il secondo, invece, più consapevole dello scenario determinato dalla globalizzazione e dal processo di integrazione europea, e quindi più “rassegnato” a prenderne atto e ad agire di conseguenza. A nulla serve, infatti, far finta di non sapere che le nostre aziende sono chiamate ad operare in un contesto sempre più segnato dalla concorrenza che viene dai nostri stessi partner europei e dalle economie orientali particolarmente aggressive.

Il nostro Paese ha bisogno di riforme strutturali. Il Governo in carica si è incamminato lungo questo sentiero varando in pochi mesi i provvedimenti che ormai da anni sono attesi dagli italiani, in particolar modo dalle piccole e medie imprese e dai giovani che, non a caso, sono i più convinti sostenitori dell’Esecutivo. Tuttavia il Premier ha il dovere di ascoltare le ragioni di tutti, in particolar modo delle categorie sociali che sono interessate dai provvedimenti, pur nella certezza di dover procedere lungo la rotta indicata dalle istituzioni europee e dagli organismi internazionali, operando ogni sforzo per allineare il nostro Paese al passo delle più solide economie europee ed occidentali. Nel caso specifico dell’articolo 18, mi auguro che si riescano a conciliare le ragioni di tutti e che la liberalizzazione del mercato del lavoro possa essere sapientemente coniugata con una maggiore tutela di perde la propria occupazione. Auspico, infine, che tutti comprendano che occorre investire maggiormente in formazione, specializzazione, professionalità per consentire ai nostri giovani di essere competitivi e appetibili per chi, solo a queste condizioni, potrà offrire opportunità di impiego.

Una classe dirigente illuminata e realmente attenta al futuro del proprio Paese non può sottrarsi alle sfide poste dai tempi. Ognuno, dunque, faccia la propria parte con la consapevolezza che non sempre le scelte operate dalle istituzioni possono godere del consenso di tutti, ma forti della certezza di operare unicamente nell’interesse generale di tutti gli italiani.


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permalink | inviato da sandrofeola il 19/2/2012 alle 20:58 | Versione per la stampa

14 febbraio 2012

Olimpiadi 2020, capiranno i bambini?

Spesso i terapisti comportamentali lo raccomandano ai genitori che si trovano a dover affrontare il problema dei figli capricciosi: “occorre che acquisiate la capacità di dire no!" Ma non è semplice. Molto più agevole accontentare i bimbi pur di toglierseli dalle scatole e non sentire più le loro lagne.

E’ facile per un Governo dire no? L’Esecutivo Monti bada poco al gradimento degli italiani – comunque elevatissimo - , ha una missione da compiere e non ha alcuna intenzione di presentarsi alle prossime elezioni. Dunque, ha gioco facile nel dire sì quando è sì e no quando è no.

Nel caso delle Olimpiadi del 2020 occorreva dire un no secco. No a spese che con troppa facilità diventano faraoniche, si raddoppiano e spesso si triplicano; no a risorse - circa 5 miliardi - da impiegare per infrastrutture che spesso sono utilizzabili una tantum; no alla distrazione di somme che vanno destinate per il perseguimento di obiettivi davvero prioritari, data la complicata congiuntura economica.

Sì, quindi, a maggiori risorse per sostenere le liberalizzazioni nel mercato del lavoro, garantendo tutele sociali ai giovani che vedono allontanarsi il miraggio del posto fisso; sì a somme da destinare alle piccole e medie imprese; sì ad un maggiore sostegno delle aziende che faticano ad ottenere un credito.

Questa volta un “padre” responsabile ha saputo dire no a dei figli piuttosto incontentabili, pronti alla “rivolta” pur di avere ciò che desiderano. “Meglio non sganciare la cintura di sicurezza” - ha detto Monti -, “attraversiamo momenti difficili..”

Capiranno i bambini?


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13 febbraio 2012

La crisi (politica) del PD

Dopo Napoli e Milano ora Genova: il Partito Democratico è in crisi. Vista da una certa angolazione, è in crisi anche la prospettiva di un centrosinistra – un nuovo Ulivo nazionale – a guida PD. Proviamo a ragionare sui perché.

Il primo punto da considerare è quello relativo alla linea politica. In questi ultimi anni il partito ha progressivamente tradito lo spirito con il quale Veltroni il kennediano aveva unito cattolici democratici e sinistra post comunista. Il PD è tornato ad essere più o meno il PDS di un tempo, con l’aggravante di una deriva giustizialista che, recentemente, ha fatto ombra persino a Tonino Di Pietro. E’ evidente che il nuovo corso, prima di Franceschini e poi di Bersani, ha determinato una sostanziale sovrapposizione  con la Sinistra di Nichi Vendola e con l’IDV dell’ex pm di mani pulite. Due movimenti, questi, con una linea politica piuttosto netta coniugata con una guida accattivante, incisiva e capace di attrarre l’attenzione del popolo alternativo al centrodestra.

E qui viene in rilievo il secondo aspetto: la leadership. Fatta salva la competenza in materia economica, quella di Bersani è una guida debole, poco visibile e, data la linea politica,  per niente interessante per il popolo moderato. D’altronde, l’appiattimento del PD sulle posizione più estreme ha reso vana la speranza che Casini e il Terzo Polo volgano lo sguardo a sinistra, consentendo così il recupero di una parte di quel voto moderato che, in misura crescente, guarda a UDC-FLI e API e che con ogni probabilità sarà determinante per l’esito delle prossime elezioni.

Il PD non ha alternative: o torna allo spirito che animò Veltroni o rischia di diventare ininfluente in una coalizione di sinistra – centro a guida Vendola e Di Pietro.


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permalink | inviato da sandrofeola il 13/2/2012 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 febbraio 2012

A proposito di spread e di Mario Monti

Lo spread si avvia a scendere sotto i 300 punti base. Passata la tempesta, archiviate come miopi le polemiche di chi si è affrettato ad esprimere un giudizio negativo sull’operato di Monti, è giunto il momento di porsi un interrogativo: perché il differenziale tra BTP e Bund ha superato quota 500 appena tre mesi fa? Era colpa di Berlusconi e della sua credibilità sul piano internazionale, come sostenevano con altrettanta approssimazione e tanta faziosità gli avversari dell’allora Premier?

Alla luce dei fatti, è evidente che così non è. Non era questo il motivo che induceva gli investitori ad allontanarsi dal nostro Paese. Anche Mario Monti lo ha detto chiaramente, e non certo per ricambiare il sostegno e la stima più volte manifestata dal Cavaliere nei confronti del suo governo e della sua persona ma semplicemente perché quest’uomo ha la possibilità di dire ciò che pensa senza curarsi di altro se non della verità. Se lo spread scende è per un motivo che potrebbe apparire persino banale: è il nostro Paese ad essere più credibile. E non perché all’estero preferiscono la faccia del Professore a quella del Cavaliere, ma semplicemente perché questo Governo sta varando le riforme di cui aveva bisogno il sistema Italia per riavere l’attenzione e i favori degli investitori internazionali.

Di questa attenzione beneficeranno i cittadini italiani? Ovviamente sì, ma non solo perché i titoli del debito troveranno compratori, ma soprattutto perché il sistema economico si sta progressivamente liberando da lacci e laccioli, ponendo fine ad anni di rendite di posizione e di evasione fiscale. Le resistenze non sono poche, nel nostro Paese, infatti, si sta consumando uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere di rendita e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell’economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chi sa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi.


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10 febbraio 2012

Foibe e disonestà intellettuale

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe, al di là delle commemorazioni e delle celebrazioni che si terranno nel Paese, tutti dovremmo chiederci perché una tragedia di tali dimensioni sia stata taciuta dagli storici per tanto tempo. Una gravissima mancanza che dimostra in maniera inequivocabile la disonestà intellettuale di chi per decenni ha anteposto la “tutela” di un’idea politica – quella comunista – alla verità storica dei fatti.

E dovremmo chiederci se non si tratta della stessa intollerabile disonestà intellettuale che imperversa in quelle università che avrebbero dovuto e dovrebbero difendere a spada tratta la verità ma che in nome di un fede politica hanno taciuto alla storia un scomoda realtà come quella delle Foibe, continuando anche oggi a modulare la verità a loro piacimento. Dovremmo chiederci se non si tratta della stessa disonestà intellettuale che imperversa in una parte della Magistratura inquirente e giudicante, che proprio alcuni giorni fa ha disposto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi accusato – pensate un po’ - di “concorso in rivelazione di segreto istruttorio”!! Proprio lui che è la vittima per eccellenza di una pratica ormai consolidata nelle innumerevoli procure che lo indagano, ma sulla quale mai - dico mai - nessuno è stato né perseguito né condannato.

Nella giornata del ricordo delle vittime delle Foibe riflettiamo anche sul valore dell’onestà intellettuale e sul fatto che, specie in ambienti di certa sinistra, è un valore poco praticato, probabilmente inesistente.

6 febbraio 2012

Lo scontro tra rendite di posizione e futuro (dei giovani)

Nel Paese é in atto uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere con rendite di posizione e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell'economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chisa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi. Vada avanti Professor Monti.


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permalink | inviato da sandrofeola il 6/2/2012 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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