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8 gennaio 2017

La morte di Angelo: chi sul banco degli imputati?

Sulla morte di Angelo, Giuseppe Ruberto ha detto bene: ci sono responsabilità che non possono essere taciute, amministratori locali che non possono far finta di nulla. E poi diciamolo con chiarezza: è intollerabile che si riescano a trovare decine di miliardi per salvare tutte le banche in crisi e non le risorse, di gran lunga inferiori, per assicurare la sopravvivenza a chi, nella settima potenza industriale, rimane senza salario e senza un’abitazione.

Ma sul banco degli imputati ci siamo tutti. Tutti colpevoli di quella indifferenza subito additata dagli organi di informazione come la prima responsabile della morte di Angelo, ma che non può essere riferita solo alle disattenzioni della pubblica amministrazione. L’indifferenza di chi amministra è l’esatta rappresentazione di una società che fonda il suo essere su un materialismo esasperato, che non contempla l’attenzione a chi è in difficoltà, ai più deboli, a chi chiede aiuto, specie se ha la pelle di un colore diverso. E non ci proscioglie l’sms di elemosina mandato qua e là all'occorrenza, che al massimo può servire a imbiancare il sepolcro della nostra coscienza.

Dovremmo – come diceva Tonino Bello - farci “mettere in crisi ogni giorno dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro”, acquisendo uno stile di vita conseguente, orientato a sostenere chi è in difficoltà. E non serve molto; non servono grandi esborsi, né gesti plateali; non servono iniziative roboanti, né serve partire in missione in Africa. Nel nostro piccolo possiamo fare tanto. Il meraviglioso mondo del volontariato ne è la prova. Così come Ottavio Giordano e i giornalisti di Telenostra, in totale solitudine, dando “spazio” e considerazione ad un uomo che secondo i canoni di questa nostra società valeva zero, hanno dimostrato che si può vivere e lavorare non solo pensando a se stessi

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