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Il mistero

Avete mai riflettuto sul fatto che viviamo immersi nel mistero? Per quante spiegazioni gli scienziati possano darci, per quante scoperte il futuro possa riservarci, nessuno saprà mai dirci da dove viene questo mondo, perché “ha deciso” di essere e quale senso avrebbe avuto l’alternativa, il nulla. Nessuno riuscirà mai a spiegarci perché, nel contesto dell’evoluzione, solo l’uomo ha maturato la  capacità di ragionare. Anzi, più spiegazioni ci dà la scienza e più riusciamo a percepire la maestosità e la perfezione del creato e più aumenta la meraviglia, il mistero.

Eppure noi occidentali, sempre più raramente riflettiamo su tutto questo. Ci comportiamo come  se vivessimo da decenni sulla riva di un fiume e non ci fossimo mai soffermati a pensare ad esso, a chiederci “da dove parte? In quale mare sfocia? Ha degli affluenti?”. Possiamo dirci uomini se non riusciamo a percepire la dimensione trascendentale della nostra esistenza? O siamo, altrimenti, alla stessa stregua degli animali, schiavi degli istinti? E quanto sono ottusi i richiami alla razionalità di chi fa finta di non vedere che viviamo immersi nell’irrazionalità proprio perché l’origine di tutto non è spiegabile razionalmente.

L’uomo non troverà mai pace fintanto che non riuscirà a dare una risposta a quella parte di “eterno” che ha dentro di sé e che si ribella alla “riduzione allo stato animale” verso la quale ci porta oggi una concezione puramente edonistica dell'esistenza umana. Si rassegnino taluni filosofi e taluni psicologi, si rassegno atei e presunti tali, la vita spesa solo per possedere e solo per potere, lascia sempre un senso di tormentosa insoddisfazione.

Pubblicato il 29/6/2007 alle 15.37 nella rubrica Riflessioni.

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