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Sordo e cieco, morto di fame... o "ucciso" perché inutile?

Lei, madre, muore di infarto; lui, figlio sordo e cieco, muore di fame a distanza di poche settimane. E’ successo alcune settimane fa in Puglia. E sapete perché? Non c’era nessuno che potesse preparare qualcosa da mangiare a Cosimo – così si chiamava. 

Possibile? Sì, possibile. Nessuno. Una notizia che dovrebbe farci rabbrividire, normale chiedersi: possibile? Ma come è potuto accadere? E invece proprio così: morto di fame. 

Ma a pensarci bene, di cosa dovremmo meravigliarci? A cosa ci siamo ridotti noi occidentali che spesso ci vantiamodi appartenere ad una “civiltà evoluta, democratica e moderna”?

Vogliamo guardare brutalmente in faccia alla realtà? E allora diciamocelo che nella nostra società non c’è più spazio pergli uomini deboli. Che la debolezza non è più contemplata e, spesso, neanche tollerata perché ai nostri occhi è diventata “fastidiosa”; che gli uomini che soffrono turbano la nostra squallida ma comoda ordinarietà e che preferiamo per questo specchiarci solo nei modelli che la tv spazzatura ci propina ogni santo giorno facendoci credere stupidamente che la vita sia quella dei ragazzi, tutti belli e spensierati, delle pubblicità. E non è forse vero che la follia di questa nostra secolarizzazione ci sta conducendo ad emarginare ogni uomo piegato dal dolore, immaginando scioccamente che ne saremo sempre immuni? Non è forse vero che anche la semplicità d’animo non è più tollerata, che la mitezza è motivo di scherno, che l’umiltà è scambiata per dabbenaggine?

Chi ha ucciso Cosimo? La nostra indifferenza. E’ retorica? No, è proprio così. L’indifferenza di chi oggi insegue il benessere a costo di sacrificare persino il tempo da dedicare ai propri figli; l’indifferenza di chi è disposto a scaricare i genitori anziani in qualche ospizio o, nella migliore delle ipotesi, in qualche istituto dove le tanto vituperate suore se ne fanno carico; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla di ragazzi ai quali gli stessi genitori hanno insegnato che nella vita conta avere e non essere; l’indifferenza di chi fa finta di non vedere il nulla che molti giovani si portano dentro, il vuoto delle loro vite fatte solo di shopping, di cellulari e di grande fratello. 

Perché meravigliarsi, dunque, se Cosimo è morto di fame? Qualcuno si affretterà a dire che lo ha ucciso la società; falso: lo abbiamo ucciso noi, tutti noi. E non è solo un modo di dire..

Pubblicato il 5/7/2010 alle 23.15 nella rubrica Riflessioni.

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