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A proposito di spread e di Mario Monti

Lo spread si avvia a scendere sotto i 300 punti base. Passata la tempesta, archiviate come miopi le polemiche di chi si è affrettato ad esprimere un giudizio negativo sull’operato di Monti, è giunto il momento di porsi un interrogativo: perché il differenziale tra BTP e Bund ha superato quota 500 appena tre mesi fa? Era colpa di Berlusconi e della sua credibilità sul piano internazionale, come sostenevano con altrettanta approssimazione e tanta faziosità gli avversari dell’allora Premier?

Alla luce dei fatti, è evidente che così non è. Non era questo il motivo che induceva gli investitori ad allontanarsi dal nostro Paese. Anche Mario Monti lo ha detto chiaramente, e non certo per ricambiare il sostegno e la stima più volte manifestata dal Cavaliere nei confronti del suo governo e della sua persona ma semplicemente perché quest’uomo ha la possibilità di dire ciò che pensa senza curarsi di altro se non della verità. Se lo spread scende è per un motivo che potrebbe apparire persino banale: è il nostro Paese ad essere più credibile. E non perché all’estero preferiscono la faccia del Professore a quella del Cavaliere, ma semplicemente perché questo Governo sta varando le riforme di cui aveva bisogno il sistema Italia per riavere l’attenzione e i favori degli investitori internazionali.

Di questa attenzione beneficeranno i cittadini italiani? Ovviamente sì, ma non solo perché i titoli del debito troveranno compratori, ma soprattutto perché il sistema economico si sta progressivamente liberando da lacci e laccioli, ponendo fine ad anni di rendite di posizione e di evasione fiscale. Le resistenze non sono poche, nel nostro Paese, infatti, si sta consumando uno scontro tra riformisti e difensori dello status quo; tra chi vuole continuare a vivere di rendita e le nuove generazioni che tentano di entrare nel mondo del lavoro; tra chi vuole far pagare a chi non può sfuggire al fisco il prezzo del rilancio dell’economia e chi vuole tasse pagate da tutti e dunque più basse. Uno scontro tra chi non ha compreso i tempi e chi sa bene che potremo farcela solo se saremo più liberi e più competitivi.

Pubblicato il 11/2/2012 alle 13.3 nella rubrica Diario.

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