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La crisi (politica) del PD

Dopo Napoli e Milano ora Genova: il Partito Democratico è in crisi. Vista da una certa angolazione, è in crisi anche la prospettiva di un centrosinistra – un nuovo Ulivo nazionale – a guida PD. Proviamo a ragionare sui perché.

Il primo punto da considerare è quello relativo alla linea politica. In questi ultimi anni il partito ha progressivamente tradito lo spirito con il quale Veltroni il kennediano aveva unito cattolici democratici e sinistra post comunista. Il PD è tornato ad essere più o meno il PDS di un tempo, con l’aggravante di una deriva giustizialista che, recentemente, ha fatto ombra persino a Tonino Di Pietro. E’ evidente che il nuovo corso, prima di Franceschini e poi di Bersani, ha determinato una sostanziale sovrapposizione  con la Sinistra di Nichi Vendola e con l’IDV dell’ex pm di mani pulite. Due movimenti, questi, con una linea politica piuttosto netta coniugata con una guida accattivante, incisiva e capace di attrarre l’attenzione del popolo alternativo al centrodestra.

E qui viene in rilievo il secondo aspetto: la leadership. Fatta salva la competenza in materia economica, quella di Bersani è una guida debole, poco visibile e, data la linea politica,  per niente interessante per il popolo moderato. D’altronde, l’appiattimento del PD sulle posizione più estreme ha reso vana la speranza che Casini e il Terzo Polo volgano lo sguardo a sinistra, consentendo così il recupero di una parte di quel voto moderato che, in misura crescente, guarda a UDC-FLI e API e che con ogni probabilità sarà determinante per l’esito delle prossime elezioni.

Il PD non ha alternative: o torna allo spirito che animò Veltroni o rischia di diventare ininfluente in una coalizione di sinistra – centro a guida Vendola e Di Pietro.

Pubblicato il 13/2/2012 alle 19.43 nella rubrica Diario.

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