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Nassirya, i partiti e il fallimento del Movimento cinque stelle

L’ultima sortita di uno dei parlamentari del Movimento cinque stelle è passata sottotraccia. Sì, alcuni quotidiani ne hanno parlato, alcuni siti web anche, ma la grande stampa non ha voluto dare il giusto risalto ad una dichiarazione che, se fosse stata resa da un deputato o da un senatore del Pdl, avrebbe visto un generalizzato stracciarsi le vesti che avrebbe fatto impallidire persino Caifa.

Al di là dei sondaggi che ancora danno ragione ai populismi di Grillo, le dichiarazioni dei parlamentari ‘penta stellati’ segnano in maniera incontrovertibile il fallimento di un Movimento che si regge unicamente sull’incapacità della politica ‘tradizionale’ di rigenerarsi, di rinnovarsi, di selezionare la classe dirigente. I media interessati sanno bene che la rappresentazione di questa realtà, fatta prevalentemente di ignoranza, rischia di far apparire le ‘sortite’ e le beghe interne degli altri partiti come sagge politiche a favore del Paese. E dunque non conviene.

La riforma delle riforme, quella che depotenzierebbe il Movimento Cinque Stelle, sta nel dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, facendo sì che i partiti tornino ad essere, o siano finalmente, ciò che i Padri costituenti vollero. Se ciò accadesse, perché gli italiani dovrebbero votare, fatte le dovute eccezioni, un agglomerato di trogloditi, avendo più di una alternativa fatta da soggetti politici credibili? 

Pubblicato il 13/11/2013 alle 10.45 nella rubrica Diario.

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