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Perché il Governo ombra imbarazza Forza Italia

Senza avere la presunzione della verità, penso che il Governo ombra costituisca il tentativo generoso, e spero non disperato, di un politico intelligente come Rotondi di affermare la politica, nel senso nobile del termine, nel contesto attuale di Forza Italia.  

Pur forte di un consenso diffuso che viene dal carisma del suo fondatore, la creatura politica del Cavaliere paga oggi gli effetti della scelta di non essere un partito strutturato secondo l’idea delineata dai Padri costituenti nella nostra Carta fondamentale. Ne è scaturita una sostanziale inidoneità di FI a selezionare la classe dirigente, una incapacità a radicarsi sul territorio  e a creare occasioni utili al confronto e alla discussione; un soggetto politico dedito più ad elaborare strategie di comunicazione e ad organizzare casting, che a vivere appieno le dinamiche politiche ed istituzionali che ad esso competono in quanto forza di opposizione. Può un partito che da venti anni raccoglie milioni di consensi rassegnarsi a tutto questo? Può assistere inerte alla collocazione ai suoi vertici di persone certamente stimabili ma sostanzialmente estranee alla politica e al partito?

Mi piace pensare che lo shadow cabinet (è nato in Gran Bretagna) di Rotondi costituisca il tentativo di ricondurre Forza Italia lungo il sentiero percorso in passato dai grandi partiti come la Dc e il Pci, e oggi dai partiti europei che si rifanno alla tradizione popolare e al socialismo democratico; che sia lo sforzo di convincere gli azzurri che occorre scommettere sulla democrazia interna, sul confronto,per quanto serrato possa essere; e che affermi l’esigenza di prepararsi adeguatamente a guidare il Paese,spiegando agli elettori idee e proposte per un’Italia migliore.

Il governo ombra va in questa direzione. Rotondi, politico intelligente, ma consapevole del contesto nel quale opera, lo ha proposto con il garbo e l’ironia che lo caratterizzano, senza rinunciare, però, a dire la sua senza infingimenti, correndo anche il rischio di urtare Berlusconi. Troppi e interessati “yes man”, tutti più realisti del re, hanno tentato di archiviare l’iniziativa come folcloristica. Sarà stato per l’imbarazzo del nulla che li caratterizza, nonostante un non partito li abbia improvvisati politici di primo piano solo perché, stando a quanto dice qualcuno, “funzionano in tv”. 

Pubblicato il 19/3/2014 alle 9.45 nella rubrica Diario.

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