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A PROPOSITO DELLA COMUNICAZIONE RENZIANA

In questi tre anni di governo Renzi, la comunicazione è stata caratterizzata dalla continua indicazione di realtà e persone vincenti: penso, ad esempio, a Marchionne, Apple, Zuckerberg. Probabilmente un modo di diffondere ottimismo e, al contempo, di “trasferire” sull’Esecutivo l’immagine di una squadra vincente, efficiente, accattivante come quella di chi, nonostante la crisi, è cresciuto ancora e si è affermato ulteriormente, non solo in Italia. A quanto pare, però, qualcosa non ha funzionato.

Chi ha pensato le strategie di comunicazione avrebbe dovuto valutare la necessità di trasmettere l’immagine di un premier sì risolutamente riformista, ma innanzitutto consapevole delle difficoltà del Paese. Tanto l’operaio in cassa integrazione quanto l’impiegato pubblico e il piccolo imprenditore lo avrebbero preferito al continuo richiamo a figure e realtà di successo, per nulla interessate dalla difficile congiuntura economica. Un’immagine, questa, che non ha consentito a Renzi di entrare in sintonia con gli italiani - purtroppo la maggioranza - provati dalla crisi economica o semplicemente preoccupati per il proprio futuro.

Il 4 novembre gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale perché hanno detto ‘No’ ad una rappresentazione del Governo che, paradossalmente, non corrispondeva alla realtà. E’ innegabile, infatti, che Renzi e i suoi ministri siano riusciti con caparbietà a varare riforme attese da decenni e ad adottare provvedimenti rispondenti alle esigenze dei ceti sociali più deboli. Peccato, però, che lo abbiano comunicato nella maniera sbagliata.

Pubblicato il 18/3/2017 alle 20.35 nella rubrica Diario.

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