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QUELLA PICCOLA PARTE RETROGRADA DEL PD IRPINO

C’è qualcosa di surreale e al tempo stesso sconcertante nelle dichiarazioni rilasciate recentemente da alcuni esponenti del Pd irpino; parole che la dicono lunga sulla inadeguatezza di una parte della classe dirigente del Partito democratico, che non a caso anche qui in Irpinia vive uno dei suoi momenti più bui.

Se un dirigente di partito riesce a dire che il Pd dovrebbe fare a meno di dare rappresentanza alla classe imprenditoriale del Paese, motivando tale asserzione con la non meglio precisata esigenza di dover essere “accanto agli ultimi”, allora vuol dire che gli irpini farebbero bene a preoccuparsi per come la classe politica locale intende contribuire a dare una prospettiva di crescita ai propri figli.

Non è certo con uno pseudo pauperismo, tanto ridicolo quanto banale, che si dà un segnale concreto di vicinanza alle fasce sociali più deboli. Questi dirigenti evidentemente ignorano che l’unico aiuto concreto da dare a coloro che non hanno di che vivere è offrire loro l’opportunità di lavorare. Immaginare un Partito democratico che non dà rappresentanza al mondo delle piccole e medie imprese, all'artigianato, alla grande industria, significa non avere alcun rapporto con la realtà, con il vissuto quotidiano, né la benché minima idea di come si possano risollevare le sorti dell’Irpinia e del Mezzogiorno; significa che la politica e le istituzioni dovrebbero fare a meno di persone come Matteo Colaninno, o Alberto Bombassei, tanto per fare degli esempi.

Perché il Partito Democratico dovrebbe avere un pregiudizio nei confronti di Angelo D'Agostino, che prima di diventare deputato ha creato un gruppo societario che dà lavoro a diverse centinaia di persone? Perché escludere l’unico imprenditore che ha dimostrato, in tempi non sospetti, di avere una lungimiranza tale da consolidare la sua realtà aziendale anche in tempo di crisi, affermandola come una tra le più solide del Paese? Perché un partito che nel suo manifesto dei valori auspica un Paese che si metta “in condizione di generare nuove iniziative imprenditoriali” dovrebbe porre un veto nei confronti di uno dei suoi più bravi imprenditori?

Un perché rispettoso dei valori e dell’identità del Pd, cioè di un partito che ha la pretesa di essere europeista, liberaldemocratico, attento allo sviluppo del territorio, orientato al rilancio del Mezzogiorno, non c’è; un perché in un partito che sostiene che “non possono più restare senza risposta le grandi domande dei giovani i quali, per la prima volta dal dopoguerra, non hanno fiducia nel futuro e temono un destino di precarietà e insicurezza permanenti”, non c’è.

Un perché può esistere, evidentemente, solo perché concepito dalla visione retrograda che alcuni dirigenti (pochissimi) hanno della politica e del Partito nel quale militano. Posizioni legittime, ci mancherebbe; come è legittimo che le espongano liberamente. Ma è altrettanto legittimo dire che, se questi sono i presupposti, l’Irpinia governata da un Partito Democratico siffatto non avrebbe alcun futuro

Pubblicato il 28/12/2017 alle 10.4 nella rubrica Diario.

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