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IL MITE GENTILONI E LA COMUNICAZIONE CHE PERSUADE

E' Paolo Gentiloni il leader più amato. Il Presidente del Consiglio che gli addetti ai lavori e una classe politica malata di dinamismo, a poche settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi, avevano definito "floscio", "grigio", "poco incisivo", "soporifero". Ciò nonostante, il Conte non ha mai ceduto alla tentazione di uniformarsi alle pretese di una comunicazione istituzionale in balia di messaggi troppo spesso privi di contenuto, di suggestioni che lasciano il tempo che trovano, e di promesse quasi sempre realizzabili in piccola parte, e quindi facilmente contestabili.

A differenza dei suoi predecessori, la popolarità del Premier non era alta a inizio mandato, ma è via via cresciuta durante i mesi in cui ha guidato il Governo. E' una popolarità solida, che si è edificata sui fatti, sul raccontare l'Italia per quella che è, sul promettere solo ciò che si poteva veramente realizzare. Ed è un consenso - ed è quello che mi piace di più - costruito sulla quella sobrietà che si confà alle istituzioni, sulla mitezza, che comunque può essere coniugata con la determinazione, e sulla serietà che è sempre apprezzata da larga parte dei cittadini.

Gentiloni, dunque, sia modello non solo per il Pd, che dovrebbe indicarlo come candidato premier, ma per l'intera classe politica del Paese. E la sua popolarità sia da monito per chi si occupa di comunicazione istituzionale: non bastano più uno slogan, una slide, una promessa e un sorriso a 32 denti. Per persuadere gli elettori, d'ora in poi, occorrerà spiegare e argomentare. Con pacatezza e sobrietà, possibilmente.

Pubblicato il 23/1/2018 alle 8.58 nella rubrica Diario.

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